presentazionelibro

Il selvaggio del Lagorai

“Sono un selvaggio. L’ho sempre saputo. Fin da ragazzo amavo più la compagnia della natura che quella umana. Scrutavo ogni cosa, conoscevo ogni pianta, ogni segno di vita era per me oggetto d’interesse. Mi piaceva da morire la campagna: era la mia vera casa. E intanto puntavo lo sguardo sul profilo delle montagne che esercitavano su di me un’irresistibile attrazione, ma che a quel tempo non potevo raggiungere. Molto dopo arrivò quel magico momento e da allora le montagne sono diventate parte della mia vita.”

Inizia così questo libro di memorie ed esperienze, che parla di natura, di ambiente da vivere e da rispettare perché noi ne siamo parte e la natura è un dono da conservare.
Nel suo raccontare, il libro alterna realtà e fantasia, sogni e visioni, non trascurando di descrivere dettagliatamente alcune escursioni dolomitiche e viaggi en plein-air. Ogni sagoma rocciosa, ogni anfratto, ogni fiore, ogni passo, ogni incontro fantastico (con il cervo Pascolino, il fiume Chiacchierino, l’orso Miele, la marmotta Timidina, l’albero Frondoso, Path l’ominide) ricorda a Nick il suo passato, proiettando riflessioni che tendono a migliorare il futuro e la vivibilità sul suo trascurato pianeta.

Il nuovo libro di Mariano Berti sarà disponibile in libreria o in formato e-book sullo store digitale di Amazon e Google Play

Rossetto (“Rosséti”)

rossettiSpecifico dell'area trevigiana, Rossetto potrebbe derivare dal toponimo Rosà (VI), e in provincia di Vicenza, ma anche in quelle di Verona, Padova e Venezia, sono molto diffusi i Rossetto. Potrebbe anche essere ricollegabile alla colorazione dei capelli o della carnagione degli antenati, come pure Rossato, Rossini e Rossi. A Paese (Treviso-Italy), i Rossetto abitavano nel poderoso edificio ancora visibile in Via Roma, di fronte alla Strada del Cimitero, la cui area confina con Via della Resistenza. Era questa una delle più numerose famiglie di Paese, tali da essere difficile la loro ricomposizione. Confinanti con loro erano i Bandiera. A Paese i “Rosséti” giunsero provenendo da Castagnole nel 1872 con i figli di Giacomo Giovanni e Caterina Favetta sua sposa. Si deduce dall’atto di matrimonio di Romano (1840), che provenendo da Castagnole nel San Martino 1881, a Paese diventò marito di Maddalena Milanese (1853) che abitava nella casa canonica in Via del Cimitero, a pochi passi da quella dei Rossetto. Lo stesso vale per Pasquale, che, nato a Camalò il 23 marzo 1845, all’età di vent’anni (1865) si trasferì a Castagnole, giungendo a Paese nel 1872, unendosi nel 1874 con Caterina Contò (1847, “Tonda”). Ulteriore riscontro si ha con il fratello Domenico (1854) che nel 1878 si congiunse in Paese con Luigia Miotto (1858, “Teson”). Questi dunque erano originari da Camalò. A Castagnole emergono fin dal secolo precedente i Rosseto-“Buséto”, non è quindi improbabile che fossero parenti, giacché prima di approdare a Paese i due casati coabitavano nella stessa frazione. Una ricerca più accurata nelle zone d’origine potrebbe svelarne la relazione di parentela. Figlio di Giacomo Giovanni e Caterina dei “Rosséti” era anche Amadio, che il 24 novembre 1874 sposò in Castagnole Margherita Giuriato, pure questi trasferiti poi nel capoluogo comunale. Sempre in Castagnole, nell’Ottocento c’era il ramo dei Rossetto-detti “Manasmo”. Si trattava dei figli di Gerolamo e Filomena Poletto del Pio Luogo di Treviso. Non è improbabile che pure questi facessero capo originariamente ai “Buséto”, poiché si riscontrano delle strette omonimie: Giuseppe (1864), Francesco (1867), le gemelle Maria e Anna (1868), Angelo (1869, 1870 e 1872), Giuseppe (1875), Giovanni (1877). In Castagnole c’erano anche i figli dei coniugi Angelo Rossetto e Teresa Giuriato, sposati a S. Bona il 24 novembre 1870. A Paese emerge pure Angelo Bortolo (1855), figlio di Gaspare e di Maria De Marchi, che si sposò nel Carnevale del 1876 con Anna Marconato, prima di emigrare definitivamente in Brasile negli ultimi decenni del secolo, seguito dai fratelli Antonio e Matteo. Come si può intuire si potrebbe continuare all’infinito perché i Rossetto erano una compagine veramente numerosa. I Rossetto di Paese erano mezzadri dell’Ente Ospedale S. Maria dei Battuti, per conto del quale lavoravano dei terreni, occupando l’annessa casa colonica di tre piani. Loro dirimpettai erano i Pietrobon (“Pierobóni”), pure mezzadri dello stesso Ente e che condividevano i problemi dei primi, vale a dire tante bocche da sfamare, tali che pure questi si distribuirono per tutto il territorio comunale. Inizialmente i quattro figli di Giacomo Giovanni Rossetto e Caterina Favetta (Amadio, Romano, Pasquale, Domenico) coabitavano nella stessa casa con i rispettivi nuclei familiari, dividendosi gli oneri e gli scarsissimi ricavi. Di conseguenza, non intravedendo l’uscita del tunnel, molti giovani scelsero la via dell’emigrazione. Come accennato, già alla fine dell’Ottocento, alcuni s’imbarcarono sul vapore per raggiungere le grandi piantagioni brasiliane. Altri in seguito invasero mezzo mondo, soprattutto l’Argentina, il Canada e gli Stati Uniti, ma ci fu anche chi percorse l’Europa in lungo e in largo offrendo la sua esperienza di coltivatore. Per la sua prolificità è impossibile ripercorrere tutta la genealogia della famiglia. Di certo si sa che, figlio di Romano Rossetto e Maddalena Milanese, era Giacomo Giovanni (1887), che portava il nome del nonno. La sua sposa era Maria Luigia Condotta (1889) che aveva preso in moglie nel novembre 1900. Insieme misero al mondo uno stuolo di bimbi, nati nel tempo di oltre un ventennio. Essi erano: Guido (1910); Roberto (1912), che si sposò con Gina Ventoruzzo; Mario (1920); Vito (1922) che si congiunse con Angela Stucci; c’era inoltre Lina (1927); Anna (1929), coniugata con Felice Lombardi, e Mario Luigi (1931). La fila sarebbe stata molto più lunga se la mortalità infantile non avesse preteso il suo tributo. Molti di questi emigrarono in Canada dove ora vive la loro posterità. Molto pingue anche la discendenza di Amadio e Margherita Giuriati, che misero al mondo cinque eredi...

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