presentazionelibro

Il selvaggio del Lagorai

“Sono un selvaggio. L’ho sempre saputo. Fin da ragazzo amavo più la compagnia della natura che quella umana. Scrutavo ogni cosa, conoscevo ogni pianta, ogni segno di vita era per me oggetto d’interesse. Mi piaceva da morire la campagna: era la mia vera casa. E intanto puntavo lo sguardo sul profilo delle montagne che esercitavano su di me un’irresistibile attrazione, ma che a quel tempo non potevo raggiungere. Molto dopo arrivò quel magico momento e da allora le montagne sono diventate parte della mia vita.”

Inizia così questo libro di memorie ed esperienze, che parla di natura, di ambiente da vivere e da rispettare perché noi ne siamo parte e la natura è un dono da conservare.
Nel suo raccontare, il libro alterna realtà e fantasia, sogni e visioni, non trascurando di descrivere dettagliatamente alcune escursioni dolomitiche e viaggi en plein-air. Ogni sagoma rocciosa, ogni anfratto, ogni fiore, ogni passo, ogni incontro fantastico (con il cervo Pascolino, il fiume Chiacchierino, l’orso Miele, la marmotta Timidina, l’albero Frondoso, Path l’ominide) ricorda a Nick il suo passato, proiettando riflessioni che tendono a migliorare il futuro e la vivibilità sul suo trascurato pianeta.

Il nuovo libro di Mariano Berti sarà disponibile in libreria o in formato e-book sullo store digitale di Amazon e Google Play

Zanatta (“Danatèi”)

zanatta01Una famiglia di strumentisti e di amanti del bel canto quella dei “Danatèi” di Padernello di Paese (Treviso-Italy), che trova origine nel borgo storico di San Luca. La loro casa, infatti, confinava con la chiesetta che dà il nome alla località. La tradizione di musicisti ce l’hanno nel dna, trasmesso dal nonno Romano Zanatta (1880-1972), che a Padernello aveva avviato la schola cantorum con il parroco don Antonio Borsato. Romano Novello, correttamente questo è il suo nome, figlioccio di Antonio Netto, era il braccio destro del parroco e di suo fratello don Fortunato, professore di lettere a Padova, del quale era di casa. I due sacerdoti erano originari da Fossalunga; a loro è dedicata una strada di Padernello. Fu don Fortunato a prendersi a cuore questo giovane così perspicace e ad insegnargli a leggere e scrivere; un vero privilegio per quei tempi. Si era alla fine del XIX secolo e, benché la legge imponesse l’istruzione obbligatoria, pochi contadini potevano permettersi il lusso di mandare i figli a scuola. Era spesso considerata una perdita di tempo per coloro che quotidianamente, per sbarcare il lunario ed onorare le obbligazioni nei confronti dei padroni della terra, dovevano sobbarcarsi fatiche immani. Servivano perciò tutte le braccia disponibili, dal più giovane al più anziano della famiglia. Fatto è che Romano, da questa sua prerogativa trasse dei vantaggi, ma gli costò anche delle rinunce. Se ne accorse quando all’età di vent’anni andò militare nell’8° Reggimento Bersaglieri a Napoli. “Eravamo una nuvola di soldati, radunati sul grande piazzale della caserma - era solito raccontare - quando chiesero chi sapesse leggere e scrivere”. Con lui, solo in sette alzarono il braccio, lo assegnarono perciò alla fureria; così mentre i suoi compagni andavano in libera uscita, egli aveva sempre la coda di commilitoni che gli chiedevano di scrivere a casa. La sua istruzione gli meritò poi il grado di sergente. Romano Zanatta era figlio di Luigi (1851) e di Luigia Fraresso da Venegazzù, uniti in matrimonio il 12 Febbraio 1877. L’antenato, nonno di Romano, si chiamava Domenico (1824), figlio di Angelo (“Eto”) e di Lucia Biondo, che si erano coniugati il 24 febbraio 1813. Domenico sposò Bortola Bordignon da Fossalunga: erano i genitori di Luigi, di Fiorino, di Rocco e di Girolamo, tutti accasati e con prole. Probabilmente questi erano cugini di Ferdinando, che si congiunse a Rachele Zatta, emigrati in Brasile nel periodo della Grande Crisi che caratterizzò gli ultimi decenni del XIX secolo, come appare nell’atto di battesimo del figlio Antonio (1890). Nel registro dei battesimi si legge che “per autorizzazione della Rev.ma Curia Capitolare di Treviso, sede vacante, concessa dietro istanza del M. R.do Parroco di questa Parrocchia di Padernello con documento N° 299/903 in data 1 Febbraio 1904, viene intestato questo atto di battesimo: Zanatta Antonio, figlio legittimo dei coniugi Ferdinando e Zatta Rachele, nato il 4 Aprile 1890 nel Brasile, fu battezzato il giorno 8 Settembre 1890 in S. Josè do Rio preto Est.as Minas, come risulta da documenti e da disposizioni giurate degne di fede. Sac. Luigi Fenato vic.o spir.e”. Luigi era venuto al mondo il 9 Giugno 1851 assistito dalla levatrice Agata Mestriner e battezzato dal parroco pro tempore, mons. Antonio Bordignon. Si perde nel periodo dell’Illuminismo l’insediamento di questa famiglia in Padernello, che emerge frequentemente nei registri di battesimo del tempo anche con altri consanguinei. La loro provenienza rimane tuttavia sconosciuta. In Italia gli Zanatta sono presenti in oltre duecentocinquanta comuni, quasi esclusivamente nel settentrione, ma il nucleo principale è saldamente ancorato nel Trevigiano… Romano Novello, come accennato era nato il 13 Aprile 1880, secondogenito di Luigi e Luigia Fraresso, che misero al mondo uno stuolo di dodici figli nel ventennio 1878-98. Primogenita era Bersabea Colomba, venuta al mondo il 25 Marzo 1878, andata sposa a Isidoro Mussato (1875); seguita appunto da Romano, con il quale è iniziata questa storia. Era poi nato Raimondo (1882) che si coniugò con Girolama Crema da Casarsa della Delizia, forse conosciuta durante la Grande Guerra. Arrivarono Giustina Angela nel 1883 e Angela nel 1884, quindi Pietro (1886), che in seguito emigrò nel Bellunese. zanatta02Nacque poi una bimba cui fu attribuito il nome di Angela (1889) in ricordo delle precedenti; la chiamavano “Eta”; andò sposa ad Angelo-“Eto” Rizzato (“Seri”). L’8 Aprile 1890 vide la luce Virginio Pasquale, tenuto al fonte da Francesco Zatta. Un nuovo arrivo si riscontrò il 1° Aprile 1891 con Gaetano Maria, battezzato dalla levatrice perché in pericolo di vita; fece da padrino Arcangelo Tosello. Seguì Amabile Maria (1892) e tre anni dopo Fortunato Luigi (1895). Ultimogenito. era Virginio, nato il 19 Febbraio 1898, battezzato dal parroco don Fortunato Miotto, padrino Vendramino Marconato. Il riproporsi delle omonimie sta a significare la prematura scomparsa del predecessore. Si racconta che Domenico periodicamente andasse a trovare la fidanzata a Fossalunga, a piedi attraverso la campagna. Partiva al sabato subito dopo il pranzo e tornava la domenica pomeriggio. Dormiva nel fienile e in cambio del vitto svolgeva qualche mansione in casa dei futuri suoceri, ma una volta che si attardò più del dovuto con la sua promessa, si trovò in mezzo alla campagna con il buio più profondo di una notte senza luna. Gli avevano raccomandato la sera prima a filò, scherzosamente, ma non troppo: “Guardati dal Massariòl”…

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