presentazionelibro

Il selvaggio del Lagorai

“Sono un selvaggio. L’ho sempre saputo. Fin da ragazzo amavo più la compagnia della natura che quella umana. Scrutavo ogni cosa, conoscevo ogni pianta, ogni segno di vita era per me oggetto d’interesse. Mi piaceva da morire la campagna: era la mia vera casa. E intanto puntavo lo sguardo sul profilo delle montagne che esercitavano su di me un’irresistibile attrazione, ma che a quel tempo non potevo raggiungere. Molto dopo arrivò quel magico momento e da allora le montagne sono diventate parte della mia vita.”

Inizia così questo libro di memorie ed esperienze, che parla di natura, di ambiente da vivere e da rispettare perché noi ne siamo parte e la natura è un dono da conservare.
Nel suo raccontare, il libro alterna realtà e fantasia, sogni e visioni, non trascurando di descrivere dettagliatamente alcune escursioni dolomitiche e viaggi en plein-air. Ogni sagoma rocciosa, ogni anfratto, ogni fiore, ogni passo, ogni incontro fantastico (con il cervo Pascolino, il fiume Chiacchierino, l’orso Miele, la marmotta Timidina, l’albero Frondoso, Path l’ominide) ricorda a Nick il suo passato, proiettando riflessioni che tendono a migliorare il futuro e la vivibilità sul suo trascurato pianeta.

Il nuovo libro di Mariano Berti sarà disponibile in libreria o in formato e-book sullo store digitale di Amazon e Google Play

D'Alessi di Castagnole

dalecastNell’autunno del 1867, circa tre anni prima della presa di Porta Pia che sancì la fine del potere temporale della Chiesa, Giuseppe Garibaldi organizzava una spedizione per liberare Roma. A mezzogiorno del 3 novembre, dopo aver conquistato Monterotondo, raggiungeva i dintorni di Mentana, scontrandosi duramente con le soverchianti milizie franco-pontificie. “Siamo stati battuti - disse ai suoi soldati - ma potete assicurare i nostri fratelli dell'esercito che l'onore delle armi italiane è salvo". Fra quei garibaldini disfatti c’era anche Luigi D’Alessi (1813-76) di Castagnole, figlio di Antonio e di Annetta Testolin. I Testolin, originari da Montereale Valcellina (UD), figuravano a Paese già nel secolo precedente. Nel registro dei morti si legge: “29 7bre 1779. Nadal figlio di Salvador Testolin fu Zuanne e di Lugrezia figlia di Antonio Cian jugali di questa parrocchia, di mesi due volò al Cielo, e fu sepolto in questo Cimiterio alla presenza di me Don Gianleonardo Cimarosti Curato”. Luigi D’Alessi possedeva un ferreo temperamento e un cipiglio arcigno; si era arruolato volontariamente, sovvenzionandosi ogni spesa, galvanizzato dall’incrollabile ideale per l’Unità d’Italia, pur non essendo più giovanissimo, ma già nel “Battaglione Italiano della Morte” costituito da Garibaldi nel 1848 era previsto “l’arruolamento dei provetti ed anche maritati dai 40 ai 60 anni purché sia dagli uffiziali sanitarii giustificato lo stato di fisica robustezza”. Dopo la sconfitta a Mentana Luigi ritornò in Castagnole. Morì nove anni più tardi (1876). Gli Alessi (poi D’Alessi) erano feudatari dei beni di Cerasole e Ceralosette nel territorio vicentino; una famiglia nobile, con un notevole patrimonio in terre e case. Provenendo da Arquà, s’insediarono nel Trevigiano, prima ad Istrana e poi a Paese (Treviso-Italy), quindi nella frazione di Castagnole come testimoniato in un atto di compravendita ancora conservato in famiglia. Alessio (1782-1845), Giuseppe (1789) e Antonio (1777-1841), erano figli di Angelo fu Zuanne e di Maria Gobbato. A condurre i D’Alessi a Castagnole fu probabilmente Antonio, acquistando la proprietà dei Conti Contenti, nobili veneziani, all’inizio dell’attuale Via Casanova, comprendente oltre a quindici campi di terra recintati, la villa ottocentesca e l’immobile dove attualmente esiste il bar-paninoteca e il tabaccaio all’incrocio con Via Mons. Giovanni D’Alessi. Fin dai primordi del loro insediamento, i D’Alessi avviarono una filanda con annessa tessitura, la cui fama travalicò ben presto i confini nazionali raggiungendo in particolare l’Austria e l’Ungheria. Conseguentemente la famiglia diede un forte impulso alla bachicoltura locale. L’attività aveva la sua sede di fronte al campanile della chiesa di Castagnole. Sul sito dell’attuale bar-paninoteca c’era un ampio porticato che immetteva direttamente al giardino della villa. Questo androne, alle cui pareti erano appesi dei quadri, era la stazione d’arrivo del corriere postale, carrozze trainate da robusti corsieri che facevano servizio di collegamento con altre località. Dal porticato si accedeva alla filanda, mentre al piano superiore c’erano delle stanze per i viaggiatori che desiderassero pernottare. Antonio, sposatosi con Annetta Testolin, fu progenitore di Anna, di Luigi (il garibaldino), di Antonia (1821), di Domenica (1823) che si sposò con Andrea De Faveri da Postioma, di Angelo (genn. 1824), di Arcangelo Geremia (ott. 1824), di Angelo Arcangelo (1825), e di Angelo (1835) che si sposò con Elena Augusta De Lazzari. Angelo ed Elena De Lazzari furono genitori di quattro figli: due femmine, Adelia (1876) e Rosa (1879), e due maschi, nessuno dei quali prese moglie, decretando così l’estinzione del ramo genealogico. Si trattava del primogenito Ernesto (1875) e dell’ultimogenito Giuseppe Giovanni (1884-1969), l’illustre prelato musicologo al quale è dedicata la via che dalla chiesa di Castagnole conduce verso Paese e il Sodalizio Filarmonico. Rocambolesca la vita del garibaldino Luigi D’Alessi, il quale, secondo tradizione familiare, commerciava in tessuti e generi alimentari, ma uno strafottente graduato austriaco si serviva della sua merce senza mai corrispondere il dovuto. Luigi, che già non vedeva di buon’occhio l’occupazione austriaca - e ciò avvalorebbe l’antica origine sicula - perché era un convinto assertore dell’Indipendenza nazionale, ebbe con costui un violento alterco, che degenerò. Di fatto ad aver la peggio fu l’ufficiale austriaco, che finì affogato nella vasca dell’olio, o forse del liquame. Luigi, sapendo di rischiare l’impiccagione, si diede alla macchia nella campagna tra Casacorba e Badoere. In casa arrivarono presto i gendarmi per arrestarlo, ma lui s’era già dileguato. Il fatto provocò un’enorme risonanza, uno scandalo a Castagnole e dintorni, rivelatosi deleterio per la famiglia divenuta oggetto di confische e disonorata. Risaputamente la nobiltà e la borghesia non vedevano bene Garibaldi, considerato "l’eroe dei diseredati". Era pertanto un’anomalia che uno dei D’Alessi lo seguisse. Temendo di compromettere l’attività e il commercio con gli austro-ungarici, i famigliari presero le distanze dal congiunto. Luigi si trovò diseredato, ma durante la sua latitanza conobbe una giovane benestante, Rosa Pastega, con la quale, passata finalmente la tempesta e unitosi il Veneto al Regno d’Italia, si sposò quando aveva ormai ben oltrepassato la quarantina…

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