presentazionelibro

Il selvaggio del Lagorai

“Sono un selvaggio. L’ho sempre saputo. Fin da ragazzo amavo più la compagnia della natura che quella umana. Scrutavo ogni cosa, conoscevo ogni pianta, ogni segno di vita era per me oggetto d’interesse. Mi piaceva da morire la campagna: era la mia vera casa. E intanto puntavo lo sguardo sul profilo delle montagne che esercitavano su di me un’irresistibile attrazione, ma che a quel tempo non potevo raggiungere. Molto dopo arrivò quel magico momento e da allora le montagne sono diventate parte della mia vita.”

Inizia così questo libro di memorie ed esperienze, che parla di natura, di ambiente da vivere e da rispettare perché noi ne siamo parte e la natura è un dono da conservare.
Nel suo raccontare, il libro alterna realtà e fantasia, sogni e visioni, non trascurando di descrivere dettagliatamente alcune escursioni dolomitiche e viaggi en plein-air. Ogni sagoma rocciosa, ogni anfratto, ogni fiore, ogni passo, ogni incontro fantastico (con il cervo Pascolino, il fiume Chiacchierino, l’orso Miele, la marmotta Timidina, l’albero Frondoso, Path l’ominide) ricorda a Nick il suo passato, proiettando riflessioni che tendono a migliorare il futuro e la vivibilità sul suo trascurato pianeta.

Il nuovo libro di Mariano Berti sarà disponibile in libreria o in formato e-book sullo store digitale di Amazon e Google Play

De Marchi (“Ostón”)

demarchiUna famiglia i De Marchi “Ostón” di probabili comuni origini con i “Tési”. Lo testimoniano varie coincidenze oltre che gli atti di battesimo. Provenendo da Musan, gli “Ostón” arrivarono a Paese con Valentino; è quanto emerge dall’atto di matrimonio del figlio Giacomo (1794): “22 febraro 1813. Fu contratto Matrimonio tra Giacomo del fu Valentin de Marchi d’anni 18 terminati, nativo di Musan, e Rosa di Angelo Bresolin d’anni 17 ca.. Testimoni furono Pier Antonio di Alessio d’Alessi, e Pietro di Angelo Mattiazzi ambo di questa Parrocchia. Fu quindi Valentino (1760 ca.) a giungere a Paese, probabilmente con altri consanguinei, intorno al 1800. Riguardo la provenienza qualche dubbio sorge sul fatto che frequentemente tanti villici dell’epoca emigrarono a Paese provenendo da Musan. Ciò potrebbe significare che a Paese ci fosse più disponibilità di lavoro, ma si può anche ipotizzare che talvolta si dicesse Musan per indicare semplicemente la direzione di provenienza. Il matrimonio di Giacomo e Rosa fu sancito dalla nascita di Luigi (1817) detto “Téso”. La cicogna si fermò poi altre sei volte nella casa dei due coniugi, recapitando Teresa (1820), Antonio (1823), Valentino (1826), Aurelia (1929), ancora Valentino (1831), e Giovanni (1834). Luigi si sposò con Margherita Speronello da Santa Bona, generando Valentino (1845) detto Téso, Maria (1848), Valentino (1852), e Antonio (1857), l’ultimogenito, colui che darà un nuovo soprannome alla sua discendenza: “Ostón”. Non è certo se questi De Marchi abitassero con gli altri parenti nella casa padronale del Conte Lin; di fatto li troviamo lungo la strada campestre in seguito intitolata con il loro blasone popolare, Via “Ostón” appunto, dove fin dalla metà del secolo XIX erano villici, cioè contadini esercitando anche un piccolo commercio. Erano proprietari di poca terra e di due mucche. Antonio ancor prima di sposarsi faceva il venditore ambulante. Andava a piedi di casa in casa con una carriola commercializzando frutta secca: noci, bagigi, straccaganasse (castagne secche), semi di zucca tostati e caròboe (carrube). In seguito l’attività si evolse diventando pescivendolo e fruttivendolo, andando nei mercati di Castelfranco, Montebelluna, Noale, Treviso e altri con cassette di legno sul portapacchi della sua bicicletta. Quando pesava la merce con il bilancino a mano, concludeva sempre con un sonoro “ostón”, che sarebbe stata una specie di innocua parolaccia per quei tempi se non fosse stata comprensibilmente “lavata”; il suo significato equivaleva in ogni modo all’attuale “ok”. Fu l’inizio di una tradizione proseguita poi con i figli Stefano e “Amabile”, ma quell’imperativo diede origine al nomignolo del suo ramo genealogico. Antonio nel novembre 1880 si unì con la compaesana Costanza Bresolin (1858), chiamata Costantina. Anche il cognome Bresolin accomuna ripetutamente gli “Ostón” ai “Tési” avvalorando il fatto che abbiano origini comuni. Da Antonio De Marchi e Costantina Bresolin nacquero undici figli nell’arco di un ventennio: dal 1881, anno in cui a Pieve Tesino nasceva Alcide De Gasperi, il più grande statista che abbia avuto l’Italia del dopoguerra, al 1902. Primogenito era Valentino Giuseppe (1881), seguito nel 1882 da Valentino Giovanni. Terzogenita era Maria Margherita (1883), che precedeva Giulia (1886) e ancora Margherita (1888); questa si sposò con Giuseppe belligrandi da S. Alberto di Zero Branco. Venne poi al mondo Stefano Luigi (1891), seguito l’anno dopo da Luigia Maria (1892), quindi da Giovanna (1894) andata sposa a Ettore Grespan da Istrana. Nel 1897 vide la luce Stefano, ma alla prematura scomparsa di questi seguì un omonimo (1899-1975) che, il 12 Novembre 1919, si coniugò con Adelia Luigia (1899-1973), figlia di Virginio Martin da Carbonera. Nacque infine Maria Anna (1902), chiamata “Amabile”. Antonio era persona stimata e conosciuta in paese e dintorni per il suo commercio, ma anche impegnata nel sociale. Non lesinava aiuto a chi ne aveva bisogno, perché era sì commerciante, ma con un cuore. Partecipava attivamente alla vita pubblica; aveva molti amici anche nell’amministrazione comunale; forse fu per questo, oltre che per i suoi meriti, che la strada di campagna lungo la quale abitava fu dedicata al suo casato; nacque in questo modo la Via Ostón. L’attività commerciale coinvolse ben presto tutta la famiglia De Marchi-“Oston”, perché dava maggiori soddisfazioni che lavorare la terra. Giovanna vendeva corredi matrimoniali andando di casa in casa con una “timonèa” (carrettino) trainata da un cavallo che, all’occorrenza, veniva coperta con dei teli, simile a quella che usavano i pionieri per la conquista del West. Amabile invece rivendeva generi alimentari e ruspanti, macinando chilometri con la sua robusta biciletta, la chiamavano “Ostona”. Ma a dare un impulso autenticamente rivoluzionario fu Stefano, che aveva ereditato i talenti del padre, mettendosi a commerciare terreni e bestiame, ma anche mediando in compravendite e in successioni…

Please publish modules in offcanvas position.

Free Joomla! templates by AgeThemes