presentazionelibro

Il selvaggio del Lagorai

“Sono un selvaggio. L’ho sempre saputo. Fin da ragazzo amavo più la compagnia della natura che quella umana. Scrutavo ogni cosa, conoscevo ogni pianta, ogni segno di vita era per me oggetto d’interesse. Mi piaceva da morire la campagna: era la mia vera casa. E intanto puntavo lo sguardo sul profilo delle montagne che esercitavano su di me un’irresistibile attrazione, ma che a quel tempo non potevo raggiungere. Molto dopo arrivò quel magico momento e da allora le montagne sono diventate parte della mia vita.”

Inizia così questo libro di memorie ed esperienze, che parla di natura, di ambiente da vivere e da rispettare perché noi ne siamo parte e la natura è un dono da conservare.
Nel suo raccontare, il libro alterna realtà e fantasia, sogni e visioni, non trascurando di descrivere dettagliatamente alcune escursioni dolomitiche e viaggi en plein-air. Ogni sagoma rocciosa, ogni anfratto, ogni fiore, ogni passo, ogni incontro fantastico (con il cervo Pascolino, il fiume Chiacchierino, l’orso Miele, la marmotta Timidina, l’albero Frondoso, Path l’ominide) ricorda a Nick il suo passato, proiettando riflessioni che tendono a migliorare il futuro e la vivibilità sul suo trascurato pianeta.

Il nuovo libro di Mariano Berti sarà disponibile in libreria o in formato e-book sullo store digitale di Amazon e Google Play

Furlan (“Luison”)

furlan01Furlan è il termine dialettale veneto di friulano, un cognome che è, infatti, diffusissimo nel Friuli e soprattutto nel Veneto, a livello nazionale in circa ottocento comuni, prevalentemente nel Nord dell’Italia. Un cognome somigliante è Florian, diffuso più o meno nelle stesse zone di Furlan. Nel comune di Paese (Treviso-Italy) ci sono i Furlan soprannominati “Luison”. Pure Luison è un cognome veneto, quasi esclusivamente del Settentrione. Un nome di famiglia simile è Lovison, insediato nelle stesse località ad eccezione del Lazio. Ciò confermerebbe che abbiano una comune origine, poi storpiata, in epoche di diffuso analfabetismo, da errori di trascrizione o d’interpretazione. Perché poi i Furlan siano soprannominati Luison è ancora tutto da scoprire. Probabilmente il significato è da ricercarsi nel connubio tra un membro dei Furlan e una Luison, ma a monte del loro arrivo a Paese, dove s’insediarono nei primi decenni dell’Ottocento, provenendo da Venegazzù di Montebelluna. La notizia della provenienza emerge dai matrimoni dei figli di Giovanni (1812-82) e di Dionisio. Questi erano probabilmente fratelli, contadini in Venegazzù. Lo testimonierebbero le interconnesse omonimie delle rispettive discendenze. “Oggi 6 febbraio 1875, in questa chiesa parrocchiale di S. Lorenzo levita e martire di Padernello… Luison Domenico fu Dionisio e Parisotto Maria, nato a Venegazzù il 12 gennaio 1850 e in tenera età passato a domiciliare in questa parrocchia di Padernello in cui sempre dimorò, cattolico, villico, celibe, ha contratto matrimonio con Angela Vendrame di Angelo e De Marchi Lucia, nata a Padernello il 3 settembre 1850 e qui sempre dimorante, cattolica, villica. Don Pietro Farina Arciprete”. Una annotazione in calce a quest’atto afferma che Luison sta per Furlan detto Luison. La stessa nota si trova anche nell’atto di matrimonio di Liberale (1839), fratello maggiore di Domenico, che il 24 febbraio 1868 si univa in matrimonio in Padernello con Marianna Bordignon (1845-1909), figlia di Geremia e Francesca Pozzobon. Gli sposi apposero una croce perché illetterati. Il 26 novembre 1862 si era sposato Angelo (1839-1917), figlio di Giovanni (1812-1882) e di Giovanna Brunetta, con Domenica Marchi (1842-1931) - a volte riportata anche come De Marchi - figlia di Sebastiano e Rachele Ravazzolo. Fu probabilmente la coppia Giovanni e Giovanna a mettere a dimora per prima il germe dei Furlan detti Luisoni in Padernello, negli anni Trenta del XIX secolo. In Padernello ci sono altre famiglie Furlan, distinguibili dal soprannome “Putton”. Putton, che va a braccetto con Puttin, non è solo un nomignolo rievocante putto, bambinetto, infante, ma soprattutto un cognome quasi esclusivo della Pedemontana e del Montello. Pure in questo caso si tratterebbe di un matrimonio Furlan-Putton, avvenuto prima dell’insediamento nel comune di Paese. Negli archivi anagrafici si è trovato in ogni modo solo il soprannome “Luison”. Ma dove risiedevano i “Luisoni” in Padernello? Inizialmente abitavano tutti insieme in località Marzelline, attuale Via Roncalli, a qualche centinaio di metri dall’oratorio di San Luca, in direzione Montebelluna, dove tuttora si erge il vecchio ristrutturato fabbricato. In quell'edificio, di proprietà della famiglia Quaglia di Paese, arrivarono ad essere un raggruppamento di sessanta persone, finché, nel 1934, due nuclei si staccarono andando ad insediarsi nel borgo di San Gottardo, in un’altra proprietà dei Quaglia. Lungo Via Roncalli si trova pure quello che sembra essere il più antico caseggiato rurale di Padernello e che ospitava unafurlan02 famiglia Cavallin. Il rapporto che i Furlan intrattenevano con i loro padroni era in parte da mezzadri e in parte da fittavoli. Avevano in carico diciotto ettari di terra, per la cui coltivazione se n’andava tutto il loro tempo. Quella lavorata dal nucleo di Liberale si trovava nelle adiacenze dell’abitazione e verso Porcellengo. Quella della famiglia di Domenico a S. Gottardo e in “Strada Matta”, viottolo campestre parallelo a Via Roncalli. Era questa una strada campestre di proprietà demaniale che sbucava ai Pilastroni di Trevignano per proseguire fino a Montebelluna. Attualmente è quasi del tutto scomparsa, ma già nell’aprile 1945 fu utilizzata dalle truppe tedesche durante la ritirata. Sessanta persone nella stessa casa erano un piccolo paese, una forza comunitaria che si autosteneva. Mangiavano tutti nella stessa cucina, e di cibarie ce ne volevano in gran quantità ogni giorno. A volte scoppiava qualche litigio, ma era subito sopito dalla saggezza dei più anziani che costituivano i pilastri portanti di una società che aveva le sue ferree regole, anche se non scritte. Ognuno svolgeva coscientemente il suo ruolo, contribuendo al buon andamento della famiglia. Non si conoscevano crisi coniugali perché il supporto era vicendevole e costante, nonostante l’accentuata mortalità infantile che caratterizzò le famiglie dei Luison nella seconda metà del Milleottocento. C’erano, infatti, anche dei risvolti negativi, ossia la difficoltà di sfamare tante bocche, e poi le malattie. Quando scoppiava un’epidemia erano guai seri perché il veicolo di trasmissione era pressoché inarrestabile, come si vedrà più avanti. Nella famiglia patriarcale il lavoro preminente delle giovani spose era la procreazione dei figli. Ci si aiutava vicendevolmente anche nell’alattamento e chi aveva più latte lo dava a chi ne aveva di meno...

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