presentazionelibro

Il selvaggio del Lagorai

“Sono un selvaggio. L’ho sempre saputo. Fin da ragazzo amavo più la compagnia della natura che quella umana. Scrutavo ogni cosa, conoscevo ogni pianta, ogni segno di vita era per me oggetto d’interesse. Mi piaceva da morire la campagna: era la mia vera casa. E intanto puntavo lo sguardo sul profilo delle montagne che esercitavano su di me un’irresistibile attrazione, ma che a quel tempo non potevo raggiungere. Molto dopo arrivò quel magico momento e da allora le montagne sono diventate parte della mia vita.”

Inizia così questo libro di memorie ed esperienze, che parla di natura, di ambiente da vivere e da rispettare perché noi ne siamo parte e la natura è un dono da conservare.
Nel suo raccontare, il libro alterna realtà e fantasia, sogni e visioni, non trascurando di descrivere dettagliatamente alcune escursioni dolomitiche e viaggi en plein-air. Ogni sagoma rocciosa, ogni anfratto, ogni fiore, ogni passo, ogni incontro fantastico (con il cervo Pascolino, il fiume Chiacchierino, l’orso Miele, la marmotta Timidina, l’albero Frondoso, Path l’ominide) ricorda a Nick il suo passato, proiettando riflessioni che tendono a migliorare il futuro e la vivibilità sul suo trascurato pianeta.

Il nuovo libro di Mariano Berti sarà disponibile in libreria o in formato e-book sullo store digitale di Amazon e Google Play

Mattarollo di Postioma

mattarollopostPotrebbe essere stato un convento di frati o di suore di clausura il palazzo della famiglia di Luigi Mattarollo, sacrestano della parrocchia di Postioma, frazione di Paese (Treviso-Italy), dal quale si alzavano le lodi al Signore nelle varie ore del giorno e anche della notte. L’edificio, uno dei più vetusti del territorio comunale risale al XVII secolo ed è stato ristrutturato in anni recenti valorizzando le linee architettoniche originarie. La famiglia proprietaria è quella di Luigi Mattarollo, originaria di Porcellengo dove si trovavano i bisnonni Giovanni e la sua sposa Luigia Moro, nati intorno al 1850. Era una famiglia che non sfuggiva alle condizioni delle masse rurali del tempo, caratterizzate dall’estrema povertà e dalle malattie. È abbastanza probabile che i Mattarollo di Porcellengo provenissero dal ceppo di Paese. Nel 1878, dai due capostipiti della famiglia Mattarollo nacque Giovanni (1878-1972), nonno di Luigi, che portava il nome del padre, deceduto prima che il figlio venisse al mondo. Giovanni si sposò il 26 novembre 1910 con la compaesana Caterina Biondo (1890-1976) - di dodici anni più giovane - nata in Merica dov’erano emigrati temporaneamente i suoi genitori, Giuseppe Biondo e Teresa Callegari. Con questo matrimonio la casa dei Mattarollo di Porcellengo divenne insufficiente. Fu così che Giovanni e la sua sposa con il fratello Angelo (1869-1953), detto “Eto”, e la consorte Anna Sartori (1875-1954) chiamata “Fortunata”, sposatisi in Porcellengo il 27 novembre 1893, s’insediarono a Postioma nel seicentesco edificio di Giovanni Novello, per conto del quale presero in carico anche undici campi di terra. Angelo-“Eto” era coetaneo di Thomas Mann, il più grande scrittore tedesco del XX secolo, autore tra l’altro di “La morte a Venezia” e “La montagna incantata”. Anna era nata a S. Bona, ma la sua famiglia era poi emigrata a Melma (Silea), prima di mettere radici in Porcellengo, dove Anna conobbe il suo sposo. Riguardo all’unità di misura dei terreni, in tempi remoti un campo equivaleva al terreno che si riusciva a dissodare in una giornata, dall’alba al tramonto, con l’aratro trainato da due buoi. Conseguentemente, nell’Ottocento furono attribuite delle unità di misura specifiche. Sorella di Angelo “Eto” e di Giovanni era Anna Maddalena (1874), unita in matrimonio il 3 febbraio 1896 con il compaesano Luigi Pontello, che precedentemente era stato “sette mesi in America e nove ai lavori in Austria”; così si legge nell’atto di matrimonio. Luigi era nato a Ponzano da Pietro Pontello e Teresa Pinese che si erano sposati il 28 settembre 1869. Nella nuova residenza di Postioma i due fratelli Mattarollo, Angelo e Giovanni, stavano inizialmente insieme come in un’unica grande famiglia, sul modello di quella lasciata a Porcellengo. In seguito, nell’immediato primo dopoguerra, divisero la casa in due porzioni distinte, anche se rimasero passaggi e stanze di uso promiscuo; ad esempio la càneva (cantina) e i granèri (granai). Condividevano tuttavia la fatica quotidiana, coscienti che l’unione di tante braccia era decisamente vantaggiosa per tutti. Nella parte sud della casa c’era un’ampia fascinosa barchessa, poi in parte demolita perché pericolante. Il corpo centrale è tuttora formato da due piani oltre il pianoterra; il secondo piano, con aperture di tipo ovale, era adibito a deposito, in sostanza erano questi i granai. Oltre il cortile c’erano le stalle con una decina di quadrupedi: vacche da latte e buoi da lavoro. A cavallo delle due guerre mondiali la proprietà di Giovanni Novello passò di mano, confluendo al suo fattore veronese Sante Bottico, i rapporti con i Mattarollo tuttavia non ne risentirono, rimanendo sempre corretti e cordiali. Luigi Mattarollo è l’unico vivente dei figli di Giovanni e Caterina. Da oltre cinquant’anni è sacrestano della chiesa di Postioma, un mestiere che agli inizi (1956) condivideva talvolta con il fratello Bruno, il quale gli dava il cambio nei momenti di necessità, soprattutto al mattino. Non si poteva infatti prescindere dal lavoro casalingo che era pur sempre quello di contadino. Luigi, che aveva già conosciuto il parroco don Annibale Zussa, è stato sacrista per nove anni e mezzo di don Giovanni Capoia, il parroco che ha lasciato in Postioma grandi opere, poi con il cav. Don Emilio Ballan. Per Luigi, Postioma è stata benedetta per sessant’anni da due grandi preti. Capoia aveva apparentemente una scorza dura, era invece un paternalistico; voleva bene ai suoi parrocchiani per i quali ha dato tanti anni della sua vita. Ha saputo dare uno scossone alla comunità incitandola e guidandola con polso forte nel periodo della ricostruzione seguita ad una devastante guerra. Teneva alla spiritualità dei parrocchiani almeno quanto teneva alle opere intraprese. Talvolta si assentava anche un mese di seguito per racimolare fondi per la costruzione della nuova chiesa. Andava in Lombardia dove era amico di tanti industriali a batter cassa. Lo accompagnavano a turno Dionisio Bordignon, Alfeo Borsato e Rino Urio. Nulla lo poteva fermare; non ci risucirono nemmeno gli squadristi neri che un giorno volevano dargli una lezione...

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