presentazionelibro

Il selvaggio del Lagorai

“Sono un selvaggio. L’ho sempre saputo. Fin da ragazzo amavo più la compagnia della natura che quella umana. Scrutavo ogni cosa, conoscevo ogni pianta, ogni segno di vita era per me oggetto d’interesse. Mi piaceva da morire la campagna: era la mia vera casa. E intanto puntavo lo sguardo sul profilo delle montagne che esercitavano su di me un’irresistibile attrazione, ma che a quel tempo non potevo raggiungere. Molto dopo arrivò quel magico momento e da allora le montagne sono diventate parte della mia vita.”

Inizia così questo libro di memorie ed esperienze, che parla di natura, di ambiente da vivere e da rispettare perché noi ne siamo parte e la natura è un dono da conservare.
Nel suo raccontare, il libro alterna realtà e fantasia, sogni e visioni, non trascurando di descrivere dettagliatamente alcune escursioni dolomitiche e viaggi en plein-air. Ogni sagoma rocciosa, ogni anfratto, ogni fiore, ogni passo, ogni incontro fantastico (con il cervo Pascolino, il fiume Chiacchierino, l’orso Miele, la marmotta Timidina, l’albero Frondoso, Path l’ominide) ricorda a Nick il suo passato, proiettando riflessioni che tendono a migliorare il futuro e la vivibilità sul suo trascurato pianeta.

Il nuovo libro di Mariano Berti sarà disponibile in libreria o in formato e-book sullo store digitale di Amazon e Google Play

Mazzarolo (“Battarón”)

mazzarolo01San Zenone degli Ezzelini, storico comune della Marca Trevigiana, deve la sua notorietà ai Da Romano, dei quali rimane ancora la torre dell'antico castello, simbolo del paese. Accanto al maniero sorsero nel tempo numerose dimore patrizie, fra queste la Villa dei Di Rovero. Costruita su un piccolo poggio nel XVII secolo dal Nobile Cristoforo Di Rovero e rimaneggiata nel Settecento, è tuttora visibile in una posizione incantevole, lungo la strada Montebelluna-Bassano. I Di Rovero, piemontesi di origine, erano saldamente in S. Zenone anche nell’Ottocento, proprietari di terre e case coloniche sparse nelle colline asolane circostanti, concesse in affido alla locale gente rurale. Fra gli accreditati alla “corte” dei Di Rovero c’era anche Francesco Mazzarolo (1773-1849). Così fu registrato il suo atto di battesimo presso la parrocchia di S. Zenone: “Addì 2 Novembre 1773. Francesco figlio di Angelo Mazzarollo fu Bernardo detto Battaron e di Domenica figlia di Zuanne Seraglio sua moglie, nacque circa le tre della passata notte. Fu battezzato dal Signor Don Stefano Stella Cappellano. Patrini Giammaria Marostica, e Benedetta moglie di Marco Baldin, ambi di questa pieve”. Francesco si sposò con Domenica (1775), figlia di Giovanni Pellizzari, il 12 febbraio 1798. Francesco “Battaron” e Domenica, furono precursori di cinque figli, venuti alla luce tra il 1800 e il 1814, tra i quali Valentino si poneva giusto nel mezzo. Nacque infatti a mezzanotte del 12 aprile 1807. Si unì in matrimonio l’8 febbraio 1831 con Maria Ciani, che gli diede Luigi (1833-1877) e Francesco (1838) prima di lasciarlo vedovo partorendo il secondo. Valentino, da benestante qual era, aveva a servizio dei salariati, tra cui una governante, Orsola Favero (1831), di ventiquattro anni più giovane, che sposò in seconde nozze nel 1874, quand’egli era sessantasettenne e lei oltre la quarantina. Ciò non impedì loro di mettere al mondo tre figli: Maria (1875), Matilde (1876), e Morando (1879). Dal matrimonio di quest’ultimo si dipartì il ramo dei Mazzarolo individuato come "Battaron di Morando". In S. Zenone degli Ezzelini ci sono tuttora altri Mazzarolo soprannominati “Mussa”, che hanno una comune origine. Luigi Mazzarolo e Maria Pellizzari, sposatisi nel 1855, generarono otto discendenti, tra i quali Giobatta (1869), emigrato in California nel 1920, e Francesco (1867-1960), il più giovane, che si unì a Maria Zilio il 16 dicembre 1894. Fu questa una delle coppie più prolifiche dei “Battaron”, che riuscì a dare i natali a ben quattordici discendenti. Fortunatamente a questa coppia i mezzi di sussistenza non mancavano, fino a quando, un infortunio di percorso non cambiò radicalmente le condizioni familiari. All’inizio del Millenovecento, papà Francesco incappò in uno di quegli inconvenienti che, soprattutto un tempo, non lasciavano vie di scampo. Un conoscente lo aveva pregato di avallare un cospicuo prestito assunto presso una banca locale. Ben presto fu chiaro che la somma non poteva essere restituita e toccò a Francesco onorare l’impegno assunto dal debitore. La banca infatti si rivalse sequestrando a Francesco la campagna e la casa che possedeva, mettendo mazzarolo02la famiglia sul lastrico. Francesco si trovò in sostanza a mani vuote, ma godeva la stima e la simpatia di un altro possidente, tale Antonio Salvadori, suo amico, che, vedendolo alla disperazione, gli diede un appiglio offrendogli un pezzo di riva sulla collina denominata “Le Valli”, con una porzione di casa rurale, stalla e alcuni bovini indispensabili per lavorarla. Francesco era un tipo dinamico e istruito. Pagava al Salvadori un affitto pressoché simbolico, in sostanza una lira all’anno. Nel giorno stabilito per la corresponsione, il creditore lo tratteneva ospite per godere della sua piacevole compagnia. La famiglia Mazzarolo è soprannominata “Battaron” perché ancor prima dell’invenzione della trebbiatrice, esercitava il servizio di sfalciatura e battitura del grano per conto terzi. Non era il solo mestiere che svolgevano i suoi membri perché aravano e seminavano su commissione ed erano pure mugnai, ma quello di “bàtar formento” era senza dubbio il lavoro più atteso dalla gente, ed è per questo termine che fu affibbiato come blasone. Francesco e Maria Zilio, figlia di Sebastiano e di Giovanna Vendrasco, in quella angusta dimora, misero al mondo quattordici discendenti…

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