presentazionelibro

Il selvaggio del Lagorai

“Sono un selvaggio. L’ho sempre saputo. Fin da ragazzo amavo più la compagnia della natura che quella umana. Scrutavo ogni cosa, conoscevo ogni pianta, ogni segno di vita era per me oggetto d’interesse. Mi piaceva da morire la campagna: era la mia vera casa. E intanto puntavo lo sguardo sul profilo delle montagne che esercitavano su di me un’irresistibile attrazione, ma che a quel tempo non potevo raggiungere. Molto dopo arrivò quel magico momento e da allora le montagne sono diventate parte della mia vita.”

Inizia così questo libro di memorie ed esperienze, che parla di natura, di ambiente da vivere e da rispettare perché noi ne siamo parte e la natura è un dono da conservare.
Nel suo raccontare, il libro alterna realtà e fantasia, sogni e visioni, non trascurando di descrivere dettagliatamente alcune escursioni dolomitiche e viaggi en plein-air. Ogni sagoma rocciosa, ogni anfratto, ogni fiore, ogni passo, ogni incontro fantastico (con il cervo Pascolino, il fiume Chiacchierino, l’orso Miele, la marmotta Timidina, l’albero Frondoso, Path l’ominide) ricorda a Nick il suo passato, proiettando riflessioni che tendono a migliorare il futuro e la vivibilità sul suo trascurato pianeta.

Il nuovo libro di Mariano Berti sarà disponibile in libreria o in formato e-book sullo store digitale di Amazon e Google Play

Mazzobel (“Botèri”)

mazzobelAl largo della costa americana, la sera del 25 luglio 1956, sul transatlantico italiano “Andrea Doria”, i passeggeri si stavano godendo l’ultima serata in vista del porto di New York. Improvvisamente, fra una fitta nebbia, la Stockholm, piroscafo di linea svedese, speronava quella che era considerata il fiore all’occhiello della Marina Italiana, la più moderna nave passeggeri del mondo, tanto da essere considerata inaffondabile. Purtroppo la realtà spesso trascende le più tenaci convinzioni; l’acqua entrò attraverso un enorme squarcio facendo inclinare pericolosamente il bastimento e affondandolo dopo undici ore d’agonia. Con professionalità e abnegazione, il capitano Pietro Calamai e i suoi subalterni si prodigarono strenuamente per trasbordare i passeggeri sulle scialuppe di salvataggio. Ma all’appello mancarono cinquantuno passeggeri, gran parte dei quali sbalzati in acqua dalla violenta collisione. Fra i naufraghi, aggrappato ad un cassone, c’era anche Ernesto Mazzobel, dei “Botèri” da Castagnole, che, mentre lo soccorrevano, cercava invano il fratello scomparso negli abissi oceanici. Ernesto (1891-1971), che era sposato con la concittadina Leonilde Gnocato (1893-1977), dalla quale aveva avuto ben tredici figli, di tragedie umane n’aveva già vissuto parecchie. Rimasto orfano giovanissimo, aveva partecipato alla Grande Guerra e poi a quella d’Albania, per questo era Cavaliere di Vittorio Veneto. I Mazzobel, un cognome che probabilmente deriva da maso (le case rurali montane, così chiamate in Trentino-Alto Adige), sono da sempre soprannominati “Botèri”, un nomignolo derivante probabilmente da bottai, costruttori di botti, anche se di questo mestiere non si hanno ricordi diretti. Si perde nel tempo l’insediamento dei Botèri a Castagnole, frazione di Paese (Treviso - Italia), fittavoli della famiglia Piazza. Abitavano in un fabbricato rurale riportato in una cartografia del XVIII secolo… Ettore Mazzobel (1895-1965), quarto dei cinque figli di Fortunato, aveva presa in sposa Elisabetta (“Elisa”) Miglioranza (1896-1967). Gli altri fratelli erano: Amabile, emigrata in Argentina nell’immediato primo dopoguerra; Vittorio, che si era unito a Teresa Rossetti; Ester, pure emigrata in Argentina; e Rita, che si era accasata con Vittorio Bolzon. Ettore ed Elisa generarono cinque figli che formarono altrettanti nuclei familiari: Rina (1922-1996), con Giuseppe Tessariol da Zero Branco, in seguito emigrati in Argentina; Domenico (1923-1995) con Dina Scomparin da Sant’Angelo di Treviso; Fortunato (1926-1988), detto “Rino il bianco”, con la compaesana Giuseppina De Rossi (“Fermi”); Bruno (1928) con Adelia Pavan da Lancenigo; e Annarosa (1933) con Gino Sartori da San Pelajo. Domenico, detto “Ninón”, fisicamente prestante, prima di emigrare in Argentina come altri consanguinei e tanti amici di Castagnole, oltre che lavorare la terra, praticava la lotta greco-romana, inviso dal padre che di lavoro n’aveva fin troppo. Un giorno si allontanò dai campi con una scusa e, riempita la valigia di cartone di patate americane (patate dolci) prelevate nel granaio, prese il treno per Napoli, tornando dopo due settimane da campione italiano della specialità. In un’altra circostanza si era allontanato per seguire in Sicilia la banda cittadina di cui era membro. Certo che i Botèri lavoravano un’enorme porzione di territorio agricolo, di Piazza e di Giuriati a Castagnole e di Righetto a Paese. La conduzione era di tipo patriarcale, facendo confluire al più anziano l’amministrazione casalinga. Vigeva un’innata solidarietà e una generale condivisione fra i vari nuclei… Andrea Mazzobel e Angela Severin generarono nove discendenti: Pietro, Emma, Giovanni, Rosa, Achille, Elena, Ruggero, Cesare, e Maria. Pietro (1891-1962) era unito a Piovesan Rosa (1892-1960) detta Carlotta, da Santandrà di Povegliano; furono genitori di Giuseppe (“Gildo”), Marino, Andrea e Maria. Pietro, che era un intraprendente, se ne inventava ogni giorno una pur di migliorare la condizione della sua progenie. Durante la seconda guerra mondiale era impegnato nello stabilimento bellico, ma di domenica teneva un banchetto con frutta e verdura in piazza a Castagnole. Andava inoltre nelle sagre paesane a vendere polpi e caldarroste. Quando veniva il tempo dei bossoli, raccattava per le case gli scarti per rivenderli. I “Botèri” erano gente allegra; spesso si riunivano sotto il portico a cantare. Dava l’intonazione Andrea, fratello di Pietro, che era appassionato di canto e membro della corale del duomo di Treviso. Di sera l’aria portava le loro melodie perfino agli abitanti di Sovernigo tanto che li avevano marchiati “Gente del bel canto”…

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