presentazionelibro

Il selvaggio del Lagorai

“Sono un selvaggio. L’ho sempre saputo. Fin da ragazzo amavo più la compagnia della natura che quella umana. Scrutavo ogni cosa, conoscevo ogni pianta, ogni segno di vita era per me oggetto d’interesse. Mi piaceva da morire la campagna: era la mia vera casa. E intanto puntavo lo sguardo sul profilo delle montagne che esercitavano su di me un’irresistibile attrazione, ma che a quel tempo non potevo raggiungere. Molto dopo arrivò quel magico momento e da allora le montagne sono diventate parte della mia vita.”

Inizia così questo libro di memorie ed esperienze, che parla di natura, di ambiente da vivere e da rispettare perché noi ne siamo parte e la natura è un dono da conservare.
Nel suo raccontare, il libro alterna realtà e fantasia, sogni e visioni, non trascurando di descrivere dettagliatamente alcune escursioni dolomitiche e viaggi en plein-air. Ogni sagoma rocciosa, ogni anfratto, ogni fiore, ogni passo, ogni incontro fantastico (con il cervo Pascolino, il fiume Chiacchierino, l’orso Miele, la marmotta Timidina, l’albero Frondoso, Path l’ominide) ricorda a Nick il suo passato, proiettando riflessioni che tendono a migliorare il futuro e la vivibilità sul suo trascurato pianeta.

Il nuovo libro di Mariano Berti sarà disponibile in libreria o in formato e-book sullo store digitale di Amazon e Google Play

Mussato (“Mussàti”)

mussati01“10 Feb.ro 1827. Stefano di Gasparo fu Pietro Jaufner e di Anna Maria di Sebastiano Nraten, in età d'anni 45 nato e domiciliato nel comune di Stilfs (Stelvio) distretto di Glurns (Glorenza) provincia di Imst nei confini della parrocchia caduto accidentalmente sotto la ruota del carrettone riportò una mortale ferita ieri alle ore undeci antimeridiane, per cui franse le due Manticole e ricevuta l'assoluzione da altro Sacerdote e l'oglio Santo dal Cooperatore Don Bortolo Fabris, morì nel locale dell'osteria al N. 78 alle ore due pomeridiane. Ottenuto il permesso dopo la visita del Giudice, fu sepolto in questo Cem.o alla presenza del R.mo Arciprete e del Cooperatore non che del Abate Checchin Antonio.” Questo atto di morte, rinvenuto nell'archivio della parrocchia di Paese (Treviso), è testimone di come avvenivano i trasporti nel primo Ottocento quando non esistevano i moderni mezzi di locomozione. Stefano Jaufner, deceduto per sfondamento toracico, presumibilmente faceva il carrettiere e proveniva dal Sudtirol. Salvo che si trattasse di un girovago, che si guadagnava da vivere facendo giochi di prestigio o il saltimbanco. Era una doppia disgrazia morire fuori del proprio ambiente per l'impossibilità di trasportare un cadavere in rapida decomposizione. Pertanto, come in questo caso, il defunto veniva sepolto nel più vicino cimitero. La materia era governata dalle leggi del tempo, anche se appare sconcertante l'atto che segue, relativo a centocinquantanni prima, relativo a una persona abitante lontano non molti chilometri da Paese: “27 Maggio 1672. M.r Francesco dei Puccini da S. Antonin per una cascata da cavallo morse in termine d'un quarto d'ora havendoli io prima data l'assoluzione; era in età d'anni 43 in circa. Fu sepolto in questo Cemeterio da me suddetto Gio.Francesco, corsi pregato da suoi Parenti per esserli già occorso l'accidente in Paese appresso la Chiesa”. Il mestiere di cariòto (carrettiere) resistette almeno altri cent'anni. A Padernello lo praticava pure Callisto Mussato, servendosi di un carretto trainato da un cavallo. Faceva servizio di trasporto per le sparute attività produttive e commerciali della zona. Andava ovunque gli fosse richiesto, dislocando qualsiasi tipo di merce: a Valdobbiadene e Conegliano a ritirare il vino per le osterie della zona; a prelevare il ferro alla stazione ferroviaria d'Istrana per conto della ditta Montini Policarpo; al Montello a caricare legna da ardere e per il laboratorio di zoccoli dei Borsato d'Istrana. Gli zoccoli, con le galòsse, erano le calzature più popolari, solitamente si commercializzavano nelle botteghe di casolìn (generi alimentari) al cui soffitto stavano appese accoppiate con uno spago. I Mussato abitavano tutti in una casa colonica dei Pellegrini di Paese, di cui erano fittavoli. Lavoravano per conto di questi benestanti oltre ventisette campi nei pressi dell'oratorio di San Luca di Padernello, località “Ai fii” dove durante la Grande Guerra era funzionante un campo d'aviazione militare (cfr. fam. Zanatta “Danatèi”). In seguito il terreno fu ceduto al possidente Aldo Stocco da S. Zenone degli Ezzelini, ma un appezzamento fu acquistato dalla fabbrica bellica “Marnati & Larizza” di Castagnole per mussati02costruirvi un magazzino d'ordigni. Mussato, cognome assai raro, tipico veneto, dovrebbe derivare dal vocabolo dialettale musso (asino) legato forse al mestiere di asinaio, è tuttavia possibile che derivi dal cognomen latino Mutius o dal nomen Mucius, usato nel Medioevo. A Padova nel 1200 c'era Albertino Mussato notaio, oratore, storico, nobile difensore del popolo padovano contro gli Scaligeri. Coincidente la ricerca dell'Istituto Genealogico di Firenze secondo cui i Mussato hanno lasciato antiche e nobili memorie nelle provincie di Padova, Treviso e Vicenza, essendo stati un casato decorato del titolo di conte, facente parte dell'Arma d'oro dell'Asino Azzurro. Se gli omonimi di Padernello siano lontani parenti non è accertato, anche se a crederci non costa nulla ed esalta lo spirito. Sicuro tuttavia è che i “Mussàti”, questo il loro soprannome, in località San Luca di Padernello, giunsero provenendo dal Montello, Selva o Giavera, dove tuttora è insediato un nutrito parentado. Lo testimonia il matrimonio avvenuto in Padernello il 6 febbraio 1888 tra Moro Luigi (1861) da Paderno di Campagna e Maddalena, figlia di Felice-Giuseppe Mussato e Teresa Camillo, nata a Giavera il 30 marzo 1862. A livello nazionale il cognome Mussato è presente in una cinquantina di comuni, quasi esclusivamente nelle tre più grosse regioni del settentrione: Veneto, Piemonte e Lombardia. In ordine sparso se ne riscontra qualcuno anche in Liguria, Emilia Romagna, Toscana e Lazio. I Mussato del Montello si dedicavano prevalentemente all'agricoltura e alla caccia sulla verde epica collina dove la selvaggina non mancava. Lì erano venuti al mondo Luigi e Angelo, che nella seconda metà del XIX secolo misero piede In Padernello. Vi erano giunti con poche masserizie e la raccomandazione scritta del parroco per ottenere credito dai Pellegrini. Divennero così loro fittavoli e si potè guardare avanti. I Mussato figurano insediati nel territorio comunale di Paese, in particolare nel capoluogo e nella frazione di Castagnole, fin dal Settecento. Il 10 Novembre 1784 a Paese si sposavano “Nicolò figlio di Francesco Mussato della Villa di Castagnole d'anni 21 ca. ed Elisabetta figlia di Angelo Zuccato di anni 20”. Ma già tre anni prima si era celebrato uno sposalizio in casa Mussato. Il giorno 8 luglio 1801 si celebrava, ancora a Paese, il “matrimonio di Antonio fu Francesco Mussato di 42 anni, vedovo di Felicita Pizzolo da Castagnole, e Maurizia Mazzaro vedova di Lorenzo Berlese di anni 34, di questa parrocchia”. Altra unione si registrava il 12 ottobre 1805 tra “Arcangelo Mussato di Giovanni e Maria di Sebastian del Pio Luogo di Venezia detto Pinarel”. Dal registro dei battesimi della parrocchia di Paese, anno 1815, si riscontra la nascita della loro figlia “Catterina Martina, figlia di Arcangelo del fu Zuane Mussato e di Maria di Sebastian Pinarel”. Riprendendo la famiglia di Padernello, si rileva che Angelo era coniugato con Teresa Pozzobon, genitori di Giovanni (1872), che nel febbraio del 1896 si sposò con Elisabetta Neroni del Pio Luogo degli Esposti di Venezia. Loro figlia era anche Fausta (1882). Giovanni doveva essere follemente innamorato della sua compagna se la fece diventare quattordici volte mamma nel tempo di un ventennio. Sotto l'ampio porticato di casa si consumavano i pranzi di nozze. Allora si disponeva un lungo tavolato attorno al quale si disponevano tutte le sedie di paglia e gli sgabelli da mungitura trovati per casa. Gli archi del portico venivano chiusi appendendo candide lenzuola. Si cantava, si mangiava, si ballava, si faceva festa spensieratamente tra un allegro vociare di bimbi, perché il buonumore alla gente dei campi non è mai mancato. Sul cortile si posizionava il grande calierone, quello solitamente usato per scaldare l'acqua quando si ammazzava il maiale, serviva per cuocere i ruspanti. Fra la cantina e l'androne era un continuo traffico umano e più di qualcuno alla fine se n'andava barcollando. Tuttora la seicentesca casa dei Mussato, con l'annessa barchessa, è visibile nella sua originaria struttura in Via Roncalli a Padernello. Nell'aria attorno alle antiche strutture si rincorrono inalterati richiami di animali da cortile, i soli che rievocano un passato consegnato definitivamente alla piccola storia popolare.

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