presentazionelibro

Il selvaggio del Lagorai

“Sono un selvaggio. L’ho sempre saputo. Fin da ragazzo amavo più la compagnia della natura che quella umana. Scrutavo ogni cosa, conoscevo ogni pianta, ogni segno di vita era per me oggetto d’interesse. Mi piaceva da morire la campagna: era la mia vera casa. E intanto puntavo lo sguardo sul profilo delle montagne che esercitavano su di me un’irresistibile attrazione, ma che a quel tempo non potevo raggiungere. Molto dopo arrivò quel magico momento e da allora le montagne sono diventate parte della mia vita.”

Inizia così questo libro di memorie ed esperienze, che parla di natura, di ambiente da vivere e da rispettare perché noi ne siamo parte e la natura è un dono da conservare.
Nel suo raccontare, il libro alterna realtà e fantasia, sogni e visioni, non trascurando di descrivere dettagliatamente alcune escursioni dolomitiche e viaggi en plein-air. Ogni sagoma rocciosa, ogni anfratto, ogni fiore, ogni passo, ogni incontro fantastico (con il cervo Pascolino, il fiume Chiacchierino, l’orso Miele, la marmotta Timidina, l’albero Frondoso, Path l’ominide) ricorda a Nick il suo passato, proiettando riflessioni che tendono a migliorare il futuro e la vivibilità sul suo trascurato pianeta.

Il nuovo libro di Mariano Berti sarà disponibile in libreria o in formato e-book sullo store digitale di Amazon e Google Play

Pavan (“Pavàni”)

PavanpavAbitavano in una mastodontica casa colonica, all’incrocio di San Gottardo a Padernello, quali fittavoli della famiglia Quaglia, con la quale intrattenevano rapporti di buona collaborazione. I Pavan si erano insediati in quell’edificio di sassi e pochi mattoni provenendo da Villorba. A metterci piede per primo verso la fine del XIX secolo era stato Pasquale (1863-1926), raggiunto quasi subito dai fratelli: Lorenzo, meglio conosciuto come “Cencio”; Luigi; Domenico soprannominato “Ico”; e Giovannina, chiamata Nina. Fu una vera fortuna per i Pavan trovar lavoro nella campagna paesana, considerando la grave crisi agricola in atto che spinse una massa di lavoratori della terra a cercare sbocchi nell’emigrazione transoceanica, soprattutto nelle grandi piantagioni del sud degli U.S.A. e del Brasile. Pavan, un cognome che deriva da padano, abitante della Pianura Padana, in Italia è presente in un migliaio di comuni, ma il nucleo principale è tuttora insediato nella pianura veneta. Notevole ed evidente anche l’emigrazione in Lombardia e Piemonte, in particolare in Brianza e nella zona dei Laghi, dov’erano sorte le prime importanti industrie meccaniche, quindi nel Biellese, capitale del tessile, ma anche nel Lazio nella zona di Latina, che il Fascismo aveva chiamato Littoria, zona bonificata e resa fertile dal sudore di tante persone. Erano queste le tipiche località di emigrazione delle popolazioni venete molto prima che s’invertisse la tendenza e il Veneto diventasse un modello mondiale di laboriosità e progresso. Le famiglie Pavan sono comunque sparse in tutto il mondo, Americhe in particolare. Nel comune di Paese sono conosciute con vari soprannomi: oltre ai Pavàni di Paese e Sovernigo, ci sono i Pavanoni e i Pavanéti di Castagnole, i Guoi di Postioma e altri ancora. Il grande edificio a tre porticati dei Pavan di Padernello era parzialmente occupato da una famiglia Furlan, pure questa a servizio dei Quaglia. Le due famiglie condividevano il cortile e le ampie e ben fornite stalle, promiscuamente utilizzate fino agli anni Settanta dell’ultimo secolo. Ciascuna famiglia aveva in carico ben dieci ettari di terreno da far fruttare. Pasquale si sposò nel 1911 con Luigia Brisolin (1883-1964), donna di carattere tanto da essere soprannominata “Capitano”. Ebbero dieci figli. Primogenita era Benedetta, coniugata con Angelo Montagner da Eraclea. Secondogenito era Luigi (1912-91) che si unì a Roberta Grespan (1915-94), dei “Modesti” da Castagnole. Nacque poi Veronica (1915), rimasta nubile in casa dei Pavan, seguita da Giuseppe (m. 1993), che si fece fratello laico salesiano. Nel 1916 si aggiunse Angela, che abbracciò l’Ordine delle Francescane Missionarie del S. Cuore. C’era poi Camillo, alpino del 3° Reggimento Artiglieria Alpina “Julia”, già combattente in Grecia, dall’ottobre 1940 all’aprile 1941, dove si fece onore conseguendo la medaglia d’oro alla bandiera nella guerra italo-greca, vinta grazie anche all’apporto delle armate di Hitler. Fu poi inviato in Russia da dove non fece più ritorno. La madre una sera, mentre il figlio era in guerra, provò un irrefrenabile turbamento, qualcosa che le diceva che il figlio non sarebbe più tornato. Era poi venuta al mondo Annunziata (1917-1993), pure lei nubile, rimasta nella casa paterna fino al 1968, anno in cui con i nuovi assetti familiari, conseguenti all’acquisizione dei beni in buonuscita, i fratelli Pavan si diramarono per strade diverse. Francesco (1921-96) era il terzultimo dei figli di Pasquale e Luigia; si sposò con Cesira Signori da Paese, che abitava in località “Chisséta”. I due emigrarono in Australia nel 1952 generando un figlio in quell’immenso paese. A Francesco seguì Antonio (1923-2001), pure lui rimasto celibe, dedito al logorante lavoro della terra. Ultimogenito era Gino (1928-1992), che si sposò con Nina, catanese da Linguaglossa, che aveva conosciuto in Australia dov’era emigrato nel 1952. Pure questi generarono un figlio australiano. Era una famiglia di tipo patriarcale, quel genere d’impresa che costituiva un’insieme di legami affettivi, ma anche di tante braccia per difendersi dalla fame; un tipo di rapporto verticale, dove chi veniva prima si sentiva responsabile di colui che lo seguiva e concorreva alla sua formazione morale e umana. Nel 1903 a Povegliano veniva al mondo il Card. Pietro Pavan (1903-94), uomo illuminato, nuovo padre della Chiesa del XX secolo e profeta della democrazia globale. Testimone e maestro della Dottrina sociale della Chiesa, stretto collaboratore di Giovanni XXIII, Pavan ha offerto il suo apporto alla redazione dei documenti del Concilio Vaticano II, collaborando significativamente alla elaborazione delle encicliche Mater et Magistra e Pacem in terris. Non è saputo se ci fosse qualche relazione di parentela con l’omonima famiglia “Chinet” di Villorba venuta ad insediarsi in Padernello, sembra piuttosto che ce l’avesse con i Pavan di Sovernigo…

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