presentazionelibro

Il selvaggio del Lagorai

“Sono un selvaggio. L’ho sempre saputo. Fin da ragazzo amavo più la compagnia della natura che quella umana. Scrutavo ogni cosa, conoscevo ogni pianta, ogni segno di vita era per me oggetto d’interesse. Mi piaceva da morire la campagna: era la mia vera casa. E intanto puntavo lo sguardo sul profilo delle montagne che esercitavano su di me un’irresistibile attrazione, ma che a quel tempo non potevo raggiungere. Molto dopo arrivò quel magico momento e da allora le montagne sono diventate parte della mia vita.”

Inizia così questo libro di memorie ed esperienze, che parla di natura, di ambiente da vivere e da rispettare perché noi ne siamo parte e la natura è un dono da conservare.
Nel suo raccontare, il libro alterna realtà e fantasia, sogni e visioni, non trascurando di descrivere dettagliatamente alcune escursioni dolomitiche e viaggi en plein-air. Ogni sagoma rocciosa, ogni anfratto, ogni fiore, ogni passo, ogni incontro fantastico (con il cervo Pascolino, il fiume Chiacchierino, l’orso Miele, la marmotta Timidina, l’albero Frondoso, Path l’ominide) ricorda a Nick il suo passato, proiettando riflessioni che tendono a migliorare il futuro e la vivibilità sul suo trascurato pianeta.

Il nuovo libro di Mariano Berti sarà disponibile in libreria o in formato e-book sullo store digitale di Amazon e Google Play

Visentin (Mòmi)

visentin01Una famiglia numerosa, diffusa in tutte le frazioni del territorio comunale di Paese (Treviso-Italy. I Visentin sono presenti quasi esclusivamente nell’Italia settentrionale. Si tratta infatti di un tipico ceppo veneto, derivante probabilmente da vicentin. “Mòmi”, è questo uno dei soprannomi dei Visentin di Paese, probabilmente diminutivo di Domenico o Girolamo; nomignolo attribuito per distinguerlo da altre famiglie, così numerose nel Nordest. A Porcellengo c’è un altro casato omonimo, quello degli “Zanìni”, con probabili comuni origini. A Paese i Visentin risultano presenti già nel XVII secolo; lo si riscontra dal registro degli atti di battesimo: “Adi 18 Marzo 1692. Zuane figlio di Gio.Domenico Vesentin et di Lucia sua legitima consorte natto heri sera à hore 24 di notte in circa, fù battezato da me P. Biasio Feltrino Capp.no, padrino Francesco Secho da Villa”… In Paese si riscontrano altre ascendenze, ad esempio quella di Ermido Domenico (1919) che aveva sposato nel 1945 Regina Giuseppina Nasato (1921). Ermido era figlio di Visentin detto “Mòmi” Abramo (1883) e Eugenia Lorenzon da Morgano; Abramo era figlio di Giovanni (1855) e di Anna Visentin (1859) di Angelo; Giovanni era figlio di Lodovico (1818-1865) detto “Mométi” Domenico, nato a Castagnole da Antonio e Domenica Biscaro. Ciò evidenzia non solo il cambio di soprannome, ma anche l’emigrazione da una frazione all’altra fin da tempi remoti. Questo ramo abitava nella casa colonica, conosciuta ancora come casa dei Mòmi, già di Quaglia, ancora visibile come un tempo alla convergenza tra Via Treforni e Via Piave. Sono veramenti innumerevoli i Visentin registrati negli ultimi tre secoli nel comune di Paese, tra i quali figurano parecchi Domenico, a conferma della probabile origine del nomignolo. A Porcellengo da oltre duecento anni c’è l’edificio considerato, forse impropriamente, la casa-madre dei “Momi”, conosciuto come “casa di sopra”, lungo l’attuale Via Baldrocco. Si trattava allora di un fabbricato in tre piani, con porticato e stalle adiacenti, lungo circa una cinquantina di metri. Ospitava una famiglia considerata fra le più benestanti del paese. Il primo ad insediarsi nella più piccola frazione di Paese fu forse Giuseppe, provenendo da Castagnole, ma c’è chi è pronto a giurare che in origine i Visentin abitavano a Caonada. Giuseppe era soprannominato “Bèpo Genova”, perché, si dice, custodiva una cassetta di monete d’oro della repubblica marinara ligure. Come se ne fosse appropriato è materia da approfondire. Suoi vicini di casa erano i Conte (“Conti”), provenienti dalle parti di Bassano del Grappa. A metà dell’Ottocento, in Porcellengo c’erano i figli di Giuseppe: Angelo e la sua sposa Rosa Adami (“Marchétti”), originaria da San Gaetano di Montebelluna; Antonio e Angela Fighera da Istrana; Giacomo, coniugato con Candida Sarnagia; Luigi, marito di Caterina Adami. A fine secolo i quattro si divisero: uno andò ad abitare a Castagnole, nella cosiddetta “casa di sotto”; altri due s’insediarono in Postioma, rispettivamente lungo l’attuale Via on. Angelo Visentin, bivio con Via Calleselle, e lungo la Statale Feltrina, era questa la famiglia dell’on. Angelo Visentin (cfr. la famiglia di Postioma), lontano cugino di Anteo, colui che ci ha raccontato questa storia. Scriveva Oliver Sacks: “Tutti abbiamo la sensazione profonda che un tempo avevamo qualcosa d’infinitamente bello e prezioso, e l’abbiamo perduto; ora visentin02passiamo la vita alla ricerca di questo qualcosa, e un giorno, forse, d’un tratto lo ritroveremo”. Inequivocabile appare la discendenza degli orologiai di Paese, facente capo a Giacomo e Candida Sernagia, genitori di Giovanni Battista (1866-1936) coniugato a Rosa Pontello, nonni di Virginio (1924) e di Giuseppe (1934), nati in Porcellengo da Antonio Erminio (1898) e Pasqua Girotto (“Buzioi”). Quest’ultimi erano anche genitori di Eugenio (1925), sposato a Paese con Rina Agnoletto, di Stella (1929), di Mario (1930), emigrato in Canada, e di Maria (1931), religiosa con il nome di Suor Tarsilla. Virginio era un personaggio di spicco a Paese per il suo carattere socievole e altruista. Nel 1956 aveva sposato a Paese Lidia Maria Silvello (1934). La sua bottega, aperta nel 1950, si trovava un tempo in Via Roma, in una casetta all’ingresso del cortile della famiglia del cav. Luigi Boffo, per poi spostarsi a Villa nell’angolo tra la Via Postumia e Via dei Mille. Nel 1970 avvenne un ulteriore trasferimento vicino all’osteria Pedrocchi. Da pochissimi anni l’attività, condotta dal figlio Silvio, prosegue nel prestigioso negozio a fianco del cinema Manzoni, in Via Cesare Battisti, avvalendosi ancora della collaborazione della mamma Lidia e dello zio Giuseppe, già sposato con Beatrice Pinarello. Pure la nutrita discendenza di Giovanni e Rosa Pontello si disperse in tanti rivoli. Riccardo Giuseppe (1891) era il primo dei figli maschi; coniugatosi con la compaesana Maria Rossi (“Nardéti”), si trasferì a Littoria (ora Latina) negli anni dell’Era Fascista, dove tuttora prolifica la sua discendenza. A parte poi Giuseppe Matteo (1905), rimasto in Porcellengo con la sua sposa Maria Pozzebon (“Dami”), c’erano i nuclei di Angelo Lorenzo (1907), marito di Filomena Moro, ed Erminio Giacomo (1909), coniugato a Luigia Visentin (1911), che si trasferirono a Villorba. Giovanni e Rosa ebbero in tutto tredici figli, tra cui Rosalia Carolina (1894) e Giuseppina Alba (1904), che si fecero religiose del Cottolengo, rispettivamente con i nomi di Suor Speranza e Suor Gerarda…

Please publish modules in offcanvas position.

Free Joomla! templates by AgeThemes