presentazionelibro

Il selvaggio del Lagorai

“Sono un selvaggio. L’ho sempre saputo. Fin da ragazzo amavo più la compagnia della natura che quella umana. Scrutavo ogni cosa, conoscevo ogni pianta, ogni segno di vita era per me oggetto d’interesse. Mi piaceva da morire la campagna: era la mia vera casa. E intanto puntavo lo sguardo sul profilo delle montagne che esercitavano su di me un’irresistibile attrazione, ma che a quel tempo non potevo raggiungere. Molto dopo arrivò quel magico momento e da allora le montagne sono diventate parte della mia vita.”

Inizia così questo libro di memorie ed esperienze, che parla di natura, di ambiente da vivere e da rispettare perché noi ne siamo parte e la natura è un dono da conservare.
Nel suo raccontare, il libro alterna realtà e fantasia, sogni e visioni, non trascurando di descrivere dettagliatamente alcune escursioni dolomitiche e viaggi en plein-air. Ogni sagoma rocciosa, ogni anfratto, ogni fiore, ogni passo, ogni incontro fantastico (con il cervo Pascolino, il fiume Chiacchierino, l’orso Miele, la marmotta Timidina, l’albero Frondoso, Path l’ominide) ricorda a Nick il suo passato, proiettando riflessioni che tendono a migliorare il futuro e la vivibilità sul suo trascurato pianeta.

Il nuovo libro di Mariano Berti sarà disponibile in libreria o in formato e-book sullo store digitale di Amazon e Google Play

Paese Impresa

C’era una volta anche a Paese la civiltà contadina, con i suoi valori, le sue conquiste, le sue peculiarità, la cui sintesi è riscontrabile in parte nella attuale comunità. Solo in parte, appunto, perché, a partire dagli anni Sessanta, Paese ha avuto uno straordinario sviluppo urbano e produttivo, con conseguente irrefrenabile immigrazione da fuori, soprattutto dalla Città e da altri comuni. La gente sceglieva questo territorio perché si poneva all’avanguardia nei servizi, in sostanza per la qualità della vita. In contrasto con tutto ciò, l’ambiente veniva depauperato della sua originaria fisionomia, vittima sacrificale di una crescita che ancor oggi risulta incontenibile.

Paese Impresa

Mestieri e aziende di ieri e di oggi

C’era una volta anche a Paese la civiltà contadina, con i suoi valori, le sue conquiste, le sue peculiarità, la cui sintesi è riscontrabile in parte nella attuale comunità. Solo in parte, appunto, perché, a partire dagli anni Sessanta, Paese ha avuto uno straordinario sviluppo urbano e produttivo, con conseguente irrefrenabile immigrazione da fuori, soprattutto dalla Città e da altri comuni. La gente sceglieva questo territorio perché si poneva all’avanguardia nei servizi, in sostanza per la qualità della vita. In contrasto con tutto ciò, l’ambiente veniva depauperato della sua originaria fisionomia, vittima sacrificale di una crescita che ancor oggi risulta incontenibile.

L’attuale tessuto sociale di Paese è dunque lo specchio di un miscuglio di cittadini provenienti da realtà diverse, anche da altre nazioni, tanto che si può ormai parlare di società multietnica e multiculturale.

Che la società paesana trovi la sua radice nell’agricoltura è testimoniato pure dai simboli decorati nello stemma comunale: i covoni. Il lavoro agreste è quindi l’elemento fondativo della comunità, peculiarità rimasta immutata sino alla fine degli anni Sessanta: la maggioranza delle famiglie di Paese si era sostenuta grazie al campetto di terra e alla mucca nella stalla oltre ai pochi ruspanti che razzolavano nell’aia. Era questo il patrimonio dal quale dipendeva il sostentamento familiare e quando si ammalava una bestia o un cristiano si doveva spesso scegliere chi dei due salvare, come successe in casa dei Boldrin (“Bravi”), giunti a Padernello nel 1897 provenendo da Fanzolo di Vedelago, con un paio di buoi, una vacca e una cavalla nera. Nel 1931, uno dei Boldrin di San Gottardo si ammalò e la famiglia dovette privarsi di due buoi per ricoverarlo all'ospedale di Padova, dato che non esistevano ancora le mutue.

Dal libro “Paese Impresa”

Presentazione

È sempre un’emozione esprimere anche poche parole su un avvenimento culturale importante come è quello della nascita di un libro che narra un pezzo di storia del proprio paese.

L’emozione aumenta se a ripercorrere questa storia è un nostro compaesano, Mariano Berti, che passo dopo passo sta rivelandosi una penna straordinaria per stile, per profondità di ricerca storica, per l’umanità che sa travasare nei personaggi che di volta in volta animano i suoi scritti.

Anche in questa occasione, in cui ci poteva essere il rischio di portare alle stampe un libro asciutto, freddo, fatto di dati, di nomi, di attività, Mariano ha saputo - e forse nemmeno lui lo supponeva all’inizio - creare un corpo pulsante di vita, affascinante come un bel romanzo storico, facendo rivivere, mediante i suoi personaggi, i grandi sacrifici e le grandi speranze che hanno attraversato la vita economica di questo nostro “straordinario Paese”.

Felice l’intuizione che l’Amministrazione ha avuto di dedicare una particolare attenzione al tema della nostra “economia”, non soltanto ricostruendo pezzi di storia ormai consegnati all’oblio ma facendoli precursori della realtà economica odierna, completamente innovata e proiettata verso sfide addirittura a livello mondiale.

È straordinaria la riscoperta che i “covoni” di grano che simboleggiano lo stemma comunale sono il simbolo del “lavoro” di un tempo passato, ma oggi possono essere riletti alla luce della profonda trasformazione del nostro territorio in cui la componente produttiva ha assunto una dimensione sconosciuta ai più, ma di effettiva enorme rilevanza per l’economia dell’intera provincia trevigiana.

Come non vedere un collegamento stretto tra l’Industria Conserviera di Paese, strenuamente voluta alla fine degli anni ’50 dall’allora sindaco Zanatta quale simbolo della volontà di far evolvere la povera orticoltura, e le aziende più evolute che oggi primeggiano in prodotti di nicchia a livello internazionale?

Come non mettere in relazione la casereccia imprenditorialità delle famiglie contadine che dettero vita ai mulini, ai caseifici, alle cooperative, ai commerci di ogni genere - giungendo fino alla istituzione di una “scuola di avviamento industriale” - con la realtà odierna in cui le imprese di Paese producono ed esportano quanto e forse più di alcune intere regioni del nostro meridione?

Non solo osterie o “casoini”, dunque, ma figure come quelle di Guerrino Callegari hanno ben incarnato lo spirito della nostra gente da cui si è plasmata la nostra attualità di realtà produttive che oggi conta ben 2158* imprese.

Ma, come in ogni storia che si rispetti, non tutto è filato liscio. Guardando al nostro passato dobbiamo riconoscere che la storia economico-produttiva di Paese non ha avuto solo gli aspetti romantici che oggi percepiamo più immediati, graditi. Come ha notato l’autore, anche i costi sono stati pesanti, dallo sviluppo urbano disordinato, al depauperamento dell’ambiente, ai sacrifici umani indicibili dei nostri emigranti e dei nostri lavoratori, spesso vittime sacrificali di condizioni di lavoro pesantissime. A loro il nostro deferente ricordo e la nostra riconoscenza.

Certamente questa opera che presentiamo alla cittadinanza non comprende tutto l’universo che ha animato la nostra economia nel secolo passato, né contiene tutte le aziende importanti che negli ultimi anni si sono insediate nel nostro territorio. Fin dall’inizio è stata pensata non come un catalogo, bensì come una storia che voleva essere scritta interpellando alcuni suoi protagonisti più sensibili.

Ma ciò non ne mette in dubbio il suo valore che rimane grande.

Questo consegniamo alla nostra comunità nella speranza che rimanga sempre vivo e trovi continuità nelle nuove generazioni quello spirito di iniziativa dovuto alle “mani laboriose” che hanno generato il mondo che amiamo, nonostante tutto.

Il sindaco di Paese

Valerio Mardegan

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