presentazionelibro

Il selvaggio del Lagorai

“Sono un selvaggio. L’ho sempre saputo. Fin da ragazzo amavo più la compagnia della natura che quella umana. Scrutavo ogni cosa, conoscevo ogni pianta, ogni segno di vita era per me oggetto d’interesse. Mi piaceva da morire la campagna: era la mia vera casa. E intanto puntavo lo sguardo sul profilo delle montagne che esercitavano su di me un’irresistibile attrazione, ma che a quel tempo non potevo raggiungere. Molto dopo arrivò quel magico momento e da allora le montagne sono diventate parte della mia vita.”

Inizia così questo libro di memorie ed esperienze, che parla di natura, di ambiente da vivere e da rispettare perché noi ne siamo parte e la natura è un dono da conservare.
Nel suo raccontare, il libro alterna realtà e fantasia, sogni e visioni, non trascurando di descrivere dettagliatamente alcune escursioni dolomitiche e viaggi en plein-air. Ogni sagoma rocciosa, ogni anfratto, ogni fiore, ogni passo, ogni incontro fantastico (con il cervo Pascolino, il fiume Chiacchierino, l’orso Miele, la marmotta Timidina, l’albero Frondoso, Path l’ominide) ricorda a Nick il suo passato, proiettando riflessioni che tendono a migliorare il futuro e la vivibilità sul suo trascurato pianeta.

Il nuovo libro di Mariano Berti sarà disponibile in libreria o in formato e-book sullo store digitale di Amazon e Google Play

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Carissima Donna, anche nella mia terra ti sei data da fare: come formica laboriosa al tempo della civiltà contadina, come ape operosa nella trasformazione industriale, come rondine sicura nel nostro tempo. Con la tua presenza porti una ventata della gioiosa primavera. Dall’alto del tuo volo scorgi altre donne come te, che hanno bisogno di incontrarsi, che hanno bisogno di aiuto; scorgi giovani e vecchi, che hanno bisogno di attenzione, di vicinanza, di ascolto in un mondo frastornato dal rumore di una frenetica corsa e dal silenzio assordante della solitudine. Con la tua presenza discreta, sai fornire opportunità di incontro a chi si sente solo, sai donare un sorriso a chi è triste, fai sentire ancora importanti le persone, che la società considera inutili. (Mario De Conto, docente di letteratura)

 

Premessa dell'autore

“Una rondine non fa primavera”, così afferma un noto proverbio. Ma tante rondini insieme sì. Mi compiaccio di introdurre così il Gruppo Sociale Donne di Paese. Donne, con il loro vociare, la loro allegria, le loro speranze, soprattutto con la serenità che sanno trasmettere. Ho accolto con entusiasmo la proposta di raccogliere in questo libro il vissuto dei loro primi venti anni di vita associativa, un periodo ricco di iniziative e di grandi valori. Le rondini sono costantemente in cerca di cibo per alimentare i loro piccoli. Le donne del Gruppo sono sempre alla ricerca di qualcuno da sorreggere, da confortare, da amare, e a cui donare - con la semplicità di spose, mamme, nonne, amiche, sorelle - un pezzo di paradiso, in special modo a chi ha perso la serenità e la voglia di vivere. Il mondo senza donne sarebbe un caleidoscopio senza colori.
Ho potuto leggere recentemente diversi libri d’attualità sulla condizione femminile nel mondo e ho capito, fra tanti orrori, quanto sia stolto relegare le donne a ruoli di subalternità. Esse normalmente non sono abituate a piangersi addosso, ma sanno affrontare le durezze e le crudeltà della vita con la tenerezza e la bellezza che sono loro proprie, considerando ovvie certe sofferenze e accettando pazientemente i mali che la vita riserva.
Le donne andrebbero valorizzate e rispettate per quel che sono, rappresentano e valgono, anche in politica. Fortunatamente, almeno in Occidente, si assiste, pur lentamente, alla loro ascesa ai vertici del potere, conquistando poltrone di sindaco, di parlamentare, di governatore, di presidente di società. Il mondo in mano alle donne sarebbe sicuramente più pacifico e il vivere sarebbe più dolce ed equilibrato; per questo, paradossalmente, si ha paura delle donne al potere. Non si potrebbe più bluffare e ci sarebbero probabilmente meno intrighi.
Grazie a questa occasione, ho avuto modo di ripensare al valore delle donne della mia vita e di quelle che hanno contribuito alla crescita umana del mio paese.
Perché “Il nido delle rondini”? Perché le donne di cui si parla in questo libro hanno scelto di formare una casa comune, di volare alto, di far sentire i loro stridii, la loro voce. E ci sono riuscite eccome in questi due decenni. Vorrei anzi dire “felice quel momento che le ha viste spiccare il volo”.
Per la documentazione di questa monografia mi è capitato più volte di entrare nella sede sociale di Villa Panizza e di poter parlare con alcune delle anime che la movimentano. Ora posso affermare che mi sono gustato ogni volta dei bei momenti sereni: mi sono sentito come in una famiglia affettuosa e premurosa e mi verrebbe da consigliare, quando capita di sentirsi soli e tristi, questo posto ideale in cui immergersi per fugare amarezze, angosce, dolori, incomprensioni, disperazioni, negatività che investono talvolta la persona. Qui si respira quella cordialità che viene dal profondo del cuore e ti fa percepire di vivere come in un’isola felice, tra persone che sanno trasmettere quel calore umano che fa calmare gli animi più irrequieti, anche quando la rete di relazioni e di affetti si fosse brutalmente interrotta.
Ho conosciuto da vicino donne indomite, che hanno trascorso un’esistenza di sacrifici immani, eppure sanno ancora sorridere e far stare bene gli altri, sanno intravvedere ancora un futuro, anche se il ciclo biologico vitale è inesorabilmente in declino. Qualcuna appare anche in queste pagine. Ciò assume un merito ancora più grande se si considera che viviamo in un’epoca offuscata dalla caduta verticale di tanti valori tradizionali che un tempo caratterizzavano la convivenza civile.
Queste donne non hanno la pretesa di insegnare qualcosa, ma di essere se stesse. In fondo ad un certo capitolo della vita si può guardare indietro e constatare che ciò che siamo è la sintesi del vissuto, delle esperienze che abbiamo fatto, di ciò che ha inciso nel profondo la nostra esistenza, e sono la nostra personalità e i nostri comportamenti a parlare per noi. E nient’altro. Anche quando nel nostro cuore alberga la pace, essa è vera solo se si è fatto il possibile per raggiungerla attraverso lotte senza tregua e conquiste giorno dopo giorno, se non si ha nulla da rimpiangere.
Stando con queste signore s’impara che la vita non è sempre bella o sempre triste, ma trova tuttavia un’intonazione esistenziale diversa, di rispetto, di consapevolezza, talvolta di paradisiaca celestialità. Si trova sempre una voce amica che ti consola e ti sorregge, che comprende e condivide il tuo incespicante trascorrere.
La loro sede, sotto il tetto della barchessa di Villa Panizza, è quindi come un nido di rondini nel quale, con discrezione, rifiorisce dolcemente la vita. Voglio pertanto dire loro un personale grazie, ancora con i versi del Poeta:

Quando ogni luce è spenta
E non vedo che i miei pensieri,
Un’Eva mi mette sugli occhi
La tela dei paradisi perduti.



LE VENTI PRIMAVERE DELLE NOSTRE RONDINI

Già il titolo di questo libro è destinato a creare stupore, perché è bello in sé, perché le rondini fanno parte dei nostri ricordi più affascinanti, perché “volano alto”, mirano a cose grandi e nel contempo umili, perché i loro nidi significano “stabilità”, senso innato per la famiglia, gioia e laboriosità. E poi perché considerare le donne del Gruppo Sociale di Paese come delle rondini non può che far piacere, esprimere simpatia, condivisione, speranza, serenità.
La storia qui raccontata, è un’avventura alla quale si guarda andando indietro negli anni ma non con paura, nemmeno con nostalgia, bensì con il compiacimento per un lavoro ben fatto, per un traguardo che sembrava irraggiungibile ed invece è qui per dirci quanto bello è stato vivere insieme un percorso di amicizia, di solidarietà, di impegno sociale ed umano.
Sicuramente non è stato facile iniziare, non avendo nulla di nulla, se non un “nido fatiscente”, se non una realtà sociale che malgrado l’emancipazione della donna non contemplava ancora, nei nostri paesi, esperienze di Gruppi composti da sole donne, non se ne sentiva in fondo un gran bisogno considerato il ruolo tradizionale svolto dalle nostre donne.
Non deve essere stato facile nemmeno costruire una realtà associativa semplice nella sua struttura, ma articolata nelle sue varie attività di carattere ricreativo, solidaristico, sociale, ed anche formativo nel campo della salute.
Certo, una comunità cresce se tutti si aiutano, e quindi bisogna dare atto che la lungimiranza delle Amministrazioni Comunali di Paese ha creato negli anni - penso all’acquisizione di tutto il complesso di Villa Panizza - le giuste condizioni per avere luoghi ideali di ritrovo per i nostri cittadini, uomini e donne. Non potevano pertanto sfuggire agli occhi attenti delle “prime rondini” quei locali pieni di polvere e disadorni ma ampi e panoramici per costruire quella che diventerà una nuova famiglia di oltre 350 donne di Paese.
E non poteva essere che una donna temprata dall’esperienza di una vita non facile, compresa l’emigrazione nel lontano Canada, Luisa Bandiera, a rimboccarsi le maniche, a scuotere una tradizione ed una consolidata mentalità di subordinazione femminile, a pretendere una nuovo posto al sole anche per le donne, un nuovo protagonismo per diventare un soggetto sociale di mutuo aiuto, nel solco della cultura cattolica aperta ai fermenti di una società in rapido cambiamento.
Non ebbe difficoltà, da animatrice esperta, a costituire un gruppo di amiche che con entusiasmo crescente, pur nelle difficoltà dovute alla mancanza di mezzi, seppero crescere insieme, dialogare con tutti, divertire e fare del bene alla comunità.
Mi sento onorato e fortunato di trovarmi a rappresentare l’Amministrazione Comunale di Paese che, nel solco dei miei predecessori, festeggerà con solennità i 20 anni di vita di questa Associazione benemerita che tanto ha dato per il benessere delle sue componenti più umili ma anche più nobili e vitali.
Esprimo sentimenti di riconoscenza non soltanto alle fondatrici, ma anche a tutte le donne che hanno seguito il loro coraggio e che ancor oggi continuano in modo ammirevole a portare avanti una esperienza della quale possono giustamente andare fiere.
Buon compleanno, rondini della nostra primavera, continuate a volare, noi vi seguiremo con il nostro sguardo ammirato e riconoscente.

Il sindaco di Paese
Valerio Mardegan


Dedicato ad una donna nel giorno della sua festa

Volo di rondine
La mia ora di vento amo e di luce,
e volti e sguardi – la danza leggera
del mio spirito sempre mi seduce –
rondine lungo i cieli della sera.
(Sara Teasdale)




Carissima Donna,
è la sera dell’8 marzo: la sera della tua festa. Eh, sì! Proprio la sera della tua festa!! E domani? Abbiamo il maledetto vizio di contingentare tutto: così si fa anche per l’amore (14 febbraio) e per i defunti (1 novembre, non il 2 perché è giorno rigorosamente lavorativo!). Certamente stasera saranno contenti i fioristi ed i coltivatori di mimose. Vero business la tua festa per le mimose, come del resto lo è per le rose il 14 febbraio, per i crisantemi il 1 novembre. Tutti contenti! E … forse stasera sarai un po’ contenta anche tu.
La sera, chissà perché, è il momento della quiete e quindi il più adatto alle riflessioni. Anch’io, mentre un altro giorno se ne sta andando, sono preso da pensieri che ti riguardano e con questa mia lettera desidero condividerli con te. Stavamo parlando di fiori, vero? Per dirtela tutta, secondo me, le rose ed i crisantemi sono fiori pomposi, quasi arroganti, che si fanno notare. La mimosa, invece, è delicata: i fiori sono di un giallo luminoso, ma non folgorante; le foglie sono esili e tremano alle prime brezze marzoline, quasi come volessero giocare con l’aria. E’ talmente semplice, e per questo straordinariamente bello il tuo fiore, o Donna, che qualcuno si è sentito in dovere di arricchirlo con un’orchidea o con un altro fiore appariscente, che per un po’ addirittura sopravvivrà alle mimose stesse per ricordare amaramente che forse di questi tempi l’apparenza conta più dell’essenza. Ed anche tu, a volte, sei tentata da questa massima oggi molto ricorrente, accettando stereotipi che noi uomini, o che almeno… molti di noi, vogliamo metterti addosso. Ma tu non sei questo. Sei altro! Sei molto di più! Se già è difficile definire ciò che ci sta vicino, perché la vita è un continuo fluire, ancor più difficile, anzi impossibile, è definire te, che sei scrigno prezioso della vita. Se fosse possibile balbettare qualcosa su di te… ti chiamerei “Coscienza del mondo”. Tu, infatti, sai cosa sia l’aurora della vita, perché la senti muovere dentro di te; tu sai cosa sia la morte, perché in ogni addio senti che qualcosa di te se ne va; tu sai cosa sia il dolore, perché la tua anima è troppo sensibile in un mondo di “pachidermi corazzati”; tu sai cosa sia la gioia perché cogli, anche se a frammenti, la gentilezza nelle persone che incontri; tu sai cosa sia il pianto ed il riso, perché non te ne vergogni in un mondo di gente troppo compassata; tu sai cosa sia l’amore, perché nel dono vivi la massima realizzazione del tuo essere.
E noi uomini? Abbiamo anche noi dei pregi, e tu sai cogliere anche quelli che magari non ci sono, ma purtroppo aggiungiamo l’orchidea alle mimose, perché non ci siamo accorti che la bellezza abita proprio nella semplicità, nella delicatezza, nella sensibilità.
Anche nella mia terra, carissima Donna, ti sei data da fare: come formica laboriosa al tempo della civiltà contadina, come ape operosa nella trasformazione industriale, come rondine sicura nel nostro tempo. Come la rondine ami la tua terra e con la tua presenza porti una ventata della gioiosa primavera. Osservi la nostra terra dall’alto del tuo volo e scorgi altre donne come te, che hanno bisogno di incontrarsi, altre donne come te, che hanno bisogno di aiuto; scorgi giovani e vecchi, che hanno bisogno di attenzione, di conoscenza, di vicinanza, di ascolto in un mondo frastornato dal rumore di una frenetica corsa e dal silenzio assordante della solitudine. Con la tua presenza discreta, ma nello stesso tempo rassicurante, sai fornire opportunità di incontro a chi si sente solo, sai donare un sorriso a chi è triste, sai organizzare occasioni di informazione per chi ne ha bisogno, fai sentire ancora importanti le persone, che la società considera inutili. Ti sei organizzata in un gruppo, perché insieme è più bello, più utile, … più grande. Come abile e determinata tessitrice hai costruito fitte relazioni con tutti gli ambiti della vita civile, sia politici che religiosi, sia sociali che professionali. Non hai scavato trincee, ma fermamente convinta della tua identità hai teso la mano a tutti, diventando fautrice di solidarietà.
Ecco, cara Donna, cosa è passato per la mia anima in questa sera della tua festa. Questa mattina anch’io, seguendo una recente liturgia, ho acquistato un mazzetto di mimose in una bancarella traballante lungo la strada. A vendermele c’eri tu! Me le hai offerte con un sorriso, e dopo che le ho acquistate mi hai detto: “Grazie! E …. Auguri!” Eh, sì! Sei sempre la solita! Sei grata per un niente, desiderosa di vedere anche le altre donne e tutti gli altri felici come te. E gli Auguri?? Inizialmente pensavo di doverteli fare io, ma me li hai fatti tu! Era giusto che me li facessi tu, perché tra noi due chi ha ancora tanta strada da fare per volare in alto agile e sicuro come le rondini sono proprio io.
Con affetto e stima
Mario De Conto
Preside Liceo Scientifico "Collegio Pio X" di Treviso
Docente di letteratura Libera Università Adulti Paese

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