presentazionelibro

Il selvaggio del Lagorai

“Sono un selvaggio. L’ho sempre saputo. Fin da ragazzo amavo più la compagnia della natura che quella umana. Scrutavo ogni cosa, conoscevo ogni pianta, ogni segno di vita era per me oggetto d’interesse. Mi piaceva da morire la campagna: era la mia vera casa. E intanto puntavo lo sguardo sul profilo delle montagne che esercitavano su di me un’irresistibile attrazione, ma che a quel tempo non potevo raggiungere. Molto dopo arrivò quel magico momento e da allora le montagne sono diventate parte della mia vita.”

Inizia così questo libro di memorie ed esperienze, che parla di natura, di ambiente da vivere e da rispettare perché noi ne siamo parte e la natura è un dono da conservare.
Nel suo raccontare, il libro alterna realtà e fantasia, sogni e visioni, non trascurando di descrivere dettagliatamente alcune escursioni dolomitiche e viaggi en plein-air. Ogni sagoma rocciosa, ogni anfratto, ogni fiore, ogni passo, ogni incontro fantastico (con il cervo Pascolino, il fiume Chiacchierino, l’orso Miele, la marmotta Timidina, l’albero Frondoso, Path l’ominide) ricorda a Nick il suo passato, proiettando riflessioni che tendono a migliorare il futuro e la vivibilità sul suo trascurato pianeta.

Il nuovo libro di Mariano Berti sarà disponibile in libreria o in formato e-book sullo store digitale di Amazon e Google Play

Basso (“Mòri”)

bassoParticolarmente numerose sono le famiglie Basso nel territorio comunale di Paese (Treviso - Italy), presenti in tutte le frazioni; a Postioma ci sono i "Mori" di Via Castagnera. Originari di Padernello, i "Mori" s’insediarono dapprima a Porcellengo per poi stabilirsi definitivamente a Postioma. Era questa una modesta famiglia, dedita al lavoro della terra. Il capostipite si chiamava Francesco ed era nato intorno al 1825, al tempo dei Moti Rivoluzionari, della Carboneria di Silvio Pellico, di Pietro Maroncelli e di Federico Gonfalonieri. Cominciava allora ad insinuarsi negli italiani la passione per l'indipendenza dal dominio austriaco che sfocerà nel Risorgimento. Analogamente in tutta Europa stavano maturando situazioni che nel giro di pochi anni avrebbero segnato una svolta definitiva in senso più liberale. Il 27 Settembre 1825 s’inaugurava a Yorkshire la prima ferrovia del mondo. Nello stesso anno il muratore Aspdin, a Portland, inventava il cemento, detto "la pietra artificiale" perché più resistente in alcuni casi di quella naturale. Questo materiale diverrà in seguito molto importante per la famiglia di Angelo Basso, che lo userà industrialmente per i suoi manufatti. Di Francesco Moro si conosce ben poco. Era sposato a Perretti Pellegrina che diede alla luce Pietro (1850-1944). Questi, unitosi a Margherita Biondo da Postioma, fu padre di quattro figli: Sebastiano (1875), caduto nel 1916 combattendo al fronte della Grande Guerra; Pellegrino (1879-1975); Marina (1894-1962), sposata a Luigi Zanatta da Porcellengo; Sebastiana, che andò suora francescana e morì a Roma alla veneranda età d’anni ottanta suonati. Pellegrino emigrò giovanissimo a New York, ritornando a Postioma intorno al 1900. Con i risparmi acquistò un terreno in Via Castagnera dove eresse la sua casa. Furono così messe a dimora le prime radici dei Mori: la matrice di una numerosa discendenza. Da Pellegrino Basso ed Ester Pontello, fra il 1909 e il 1922, nacquero sei figli: Angelo, Domenico, Riccardo, Vincenzo, Sebastiano e Luigi, che diedero ai genitori una dinastia di 37 nipoti e 26 pronipoti. Era una famiglia patriarcale, con ben quattro figli sposati nella stessa casa. In tutti almeno una cinquantina di persone che, a sera, si riunivano nella stalla a filò dopo la recita del Rosario. A dire addio alla campagna fu il figlio Angelo, che divenne costruttore edile. Attività che trasformò in industria di prefabbricati in cemento, dove trovarono lavoro anche i fratelli Luigi e Vincenzo: ditta che porta tuttora il nome del suo fondatore a Postioma. Riccardo emigrò in Australia con Santa Urio che gli diede due figli. Solo Sebastiano rimase fedele alla terra. Domenico (1910-1996), padre di Mario Basso, era coniugato a Visentin Albina (1915-1991) di Postioma. Domenico di mestiere faceva il metalmeccanico, ma nel tempo libero era anche un ottimo organista. Un servizio questo che prestò ininterrottamente per oltre cinquant’anni nella sua parrocchia. Nel dopolavoro aveva studiato musica presso la Scuola Ceciliana (ora Istituto Diocesano di Musica Sacra), sotto la guida del celebre mons. Giovanni D’Alessi da Castagnole e del maestro Giandomenico Faccin. Grazie al suo impegno e a valenti insegnanti, nel 1929 conseguì il diploma di maestro di canto corale e nel 1935 quello d’organista. Predisposto per sua natura al gusto del bello e del sacro, Domenico sapeva ricavare dalla tastiera estasianti melodie. Nel 1937 fondò a Postioma, con il placet del parroco don Giovanni Capoia, la Schola Cantorum, alternando il suo servizio anche nelle parrocchie di Castagnole, Canizzano e Santandrà. Nel 1987 la comunità di Postioma, memore del suo costante e amoroso servizio, gli fu riconoscente assegnandogli la medaglia d’oro. Morì ottantaseienne il 5 dicembre 1996. Dei Mori, c’è ancora in Via Castagnera, a Postioma, la casa edificata dal predecessore Pellegrino Basso, ma non si sente più quell’allegro vociare che la rendeva tanto vivace.

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