presentazionelibro

Il selvaggio del Lagorai

“Sono un selvaggio. L’ho sempre saputo. Fin da ragazzo amavo più la compagnia della natura che quella umana. Scrutavo ogni cosa, conoscevo ogni pianta, ogni segno di vita era per me oggetto d’interesse. Mi piaceva da morire la campagna: era la mia vera casa. E intanto puntavo lo sguardo sul profilo delle montagne che esercitavano su di me un’irresistibile attrazione, ma che a quel tempo non potevo raggiungere. Molto dopo arrivò quel magico momento e da allora le montagne sono diventate parte della mia vita.”

Inizia così questo libro di memorie ed esperienze, che parla di natura, di ambiente da vivere e da rispettare perché noi ne siamo parte e la natura è un dono da conservare.
Nel suo raccontare, il libro alterna realtà e fantasia, sogni e visioni, non trascurando di descrivere dettagliatamente alcune escursioni dolomitiche e viaggi en plein-air. Ogni sagoma rocciosa, ogni anfratto, ogni fiore, ogni passo, ogni incontro fantastico (con il cervo Pascolino, il fiume Chiacchierino, l’orso Miele, la marmotta Timidina, l’albero Frondoso, Path l’ominide) ricorda a Nick il suo passato, proiettando riflessioni che tendono a migliorare il futuro e la vivibilità sul suo trascurato pianeta.

Il nuovo libro di Mariano Berti sarà disponibile in libreria o in formato e-book sullo store digitale di Amazon e Google Play

De Marchi (“Tèsi”)

demarchitesiVigilia di Natale del 1943. Un bombardiere americano scarica il suo arsenale bellico nella campagna fra S. Giuseppe di Treviso e Paese. Sei spezzoni dirompenti fanno vibrare la casa dei Tesi. Obiettivo sono i piloni dell'alta tensione, che rovinano a terra fra spaventosi bagliori. Il giorno seguente, Natale, la vicenda attrae un migliaio di curiosi, accorsi per rendersi conto di persona dell'accaduto. Trentadue crateri e una marea di schegge testimoniano che non si tratta né di un sogno né di un gioco. "Purtroppo non è che l'inizio", dice Giovanni-Leone De Marchi (1902) ai familiari, presagendo che quell’episodio sancisca l'esordio della guerra. “Tesi” è il soprannome della famiglia De Marchi, che si perde nel tempo senza che se ne conosca il significato. Abitavano da agricoltori una vecchia casa patronale di tre piani, Palazzo Lin, ora Altana. Altre famiglie De Marchi, sparse ovunque nel trevigiano, portano lo stesso soprannome, altre "Scalàbri", altre ancora "Ostón", senza relazione di parentela fra loro. La casa dei Tesi durante l'ultima guerra rischiava continuamente di essere colpita dai bombardieri inglesi per la vicinanza con la ferrovia Treviso-Vicenza. Tanti sono i ricordi legati a quell'infausto periodo. I tedeschi frequentavano abitualmente la famiglia, chiedendo da mangiare, ma sempre con rispetto perché anche a loro non piaceva la guerra. Non disdegnavano il vino della loro cantina e, una volta che erano particolarmente brilli, diedero in cambio una forma di formaggio prima di mettersi a cantare. A Paese (TV) c'era un magazzino del comando nazista che era insediato in Villa “La Quiete”. L'Otto Settembre 1943 l’emporio fu letteralmente preso d'assalto dalla gente del borgo che lo svuotò di tutto il bendiddio approfittando del temporaneo allontanamento dei custodi tedeschi. Il giorno dopo i carabinieri perquisirono le abitazioni, accompagnati da un generale del Terzo Reich, intenzionato a dare una lezione agli abitanti fucilandone alcuni. Fu grazie all'intervento del parroco, mons. Attilio Andreatti, che si riuscì a scongiurare la tragedia. A casa dei “Tesi”, una sera si presentò una cinquantina di tedeschi affamati. Leone, che aveva appena prodotto il pane nel forno di casa, offrì loro trenta fragranti pagnotte appena sfornate, una sopressata e una damigiana di vino. Vollero pagare, gettarono quindi sulla tavola un mitra e quaranta proiettili, poi fecero entrare in cucina un puledro spaventato, probabilmente requisito in un’altra famiglia che ora lo rimpiangeva e se n’andarono. L'arma fu immediatamente sepolta dai Tesi in un nascondiglio sicuro. A quel tempo la vita valeva veramente poco e bastava un niente per perderla. L’otto febbraio 1945, ai funerali della mamma di Gino Callegari, famiglia sfollata e ricoverata in casa dei Tesi, mentre il corteo proveniente dalla chiesa di S. Cristina di Quinto di Treviso si dirigeva verso il cimitero, arrivarono dodici caccia americani in picchiata a cannoneggiare l'Ostiglia (ferrovia ora in disuso), prendendo di mira il ponte di ferro. Fu un fuggi fuggi generale con il morto. Chi scappava per i campi, chi si buttava nel fosso che costeggiava la strada, fra una gragnuola di bombe che esplodevano fragorosamente in un inferno di schegge e di fuoco. Certo indimenticabile quel 7 aprile '44 con la città di Treviso bombardata. Il giorno dopo, la chiesa di Sant'Agostino si presentò alla gente di Paese, accorsa a dare una mano, stracolma di cadaveri orribilmente mutilati: oltre cinquemila furono i morti. Luigi De Marchi, che cercava un amico in Borgo Cavalli, non riuscì mai a ritrovarlo. E venne finalmente la liberazione, con i tedeschi in ritirata e la ferrovia presa di mira per l'ennesima volta. La signora Maria, mentre stava sull'aia, per poco non ci lasciò la pelle per l'improvviso sopraggiungere di un aereo in picchiata. Mentre correva verso casa, fu sfiorata da una pallottola di mitragliatrice che uccise la chioccia lasciando orfani i pulcini. Un'altra si piantò sul muro della stanza da letto dove dormiva il più piccolo. Il progresso ha investito anche questo nucleo storico di Paese, da famiglia rurale ad evoluta famiglia imprenditoriale, che conduce una avviata officina riparazioni di macchinari agricoli, ma senza dimenticare il passato.

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