presentazionelibro

Il selvaggio del Lagorai

“Sono un selvaggio. L’ho sempre saputo. Fin da ragazzo amavo più la compagnia della natura che quella umana. Scrutavo ogni cosa, conoscevo ogni pianta, ogni segno di vita era per me oggetto d’interesse. Mi piaceva da morire la campagna: era la mia vera casa. E intanto puntavo lo sguardo sul profilo delle montagne che esercitavano su di me un’irresistibile attrazione, ma che a quel tempo non potevo raggiungere. Molto dopo arrivò quel magico momento e da allora le montagne sono diventate parte della mia vita.”

Inizia così questo libro di memorie ed esperienze, che parla di natura, di ambiente da vivere e da rispettare perché noi ne siamo parte e la natura è un dono da conservare.
Nel suo raccontare, il libro alterna realtà e fantasia, sogni e visioni, non trascurando di descrivere dettagliatamente alcune escursioni dolomitiche e viaggi en plein-air. Ogni sagoma rocciosa, ogni anfratto, ogni fiore, ogni passo, ogni incontro fantastico (con il cervo Pascolino, il fiume Chiacchierino, l’orso Miele, la marmotta Timidina, l’albero Frondoso, Path l’ominide) ricorda a Nick il suo passato, proiettando riflessioni che tendono a migliorare il futuro e la vivibilità sul suo trascurato pianeta.

Il nuovo libro di Mariano Berti sarà disponibile in libreria o in formato e-book sullo store digitale di Amazon e Google Play

Lepes

lepes01Era probabilmente un marinaio inglese sbarcato a Venezia o soldato napoleonico, vista la dominazione francese di quelli anni e dato che di famiglie con questo cognome se ne trovano pure in Belgio. Qualcuno della famiglia azzarda che i Lepes abbiano un’origine ungherese. Che fossero inglesi, francesi o ungheresi, rimane il fatto che i Lepes giunsero in Treviso alla fine del Settecento con Giuseppe che sposò Laura Ferro. In Treviso i due generarono Augusto (1824) che s’innamorò di una ragazza di Padernello. Si trattava di Domenica Pozzobon (1824-47), con la quale convolò a nozze, ma fu Agostino a lasciare la città per mettere piede in Padernello. Dal loro amore nacque Giovanna Margherita (1947), ma la ventitreenne mamma pochi giorni dopo andò all’altro mondo. Agostino si risposò con Catterina Guolo, che lo rese padre di altri otto figli: il primogenito del secondo matrimonio fu Lorenzo Giovanni Camillo (1850), seguito da Rosa Maria (1852) e poi da Camillo Francesco (1854). Nel 1856 venne al mondo Camilla Maria, che sposò Giovanni Fantin (1857-1944), detto “Nanevàca”. Il 1858 vide l’arrivo di Laura che si coniugò con un Marconato da Padernello, andando ad abitare a Treforni di Paese. Venne poi alla luce Antonia Margherita (1859), che sposerà Luigi D’Alessi (1859). Il 1860 vide l’arrivo di Giovanna e due anni più tardi nacque Antonio Gottardo (1862) che sposò Maria D’Alessi. I Lepes giunsero così a Paese. Le famiglie Lepes, ancora oggi, a livello nazionale sono presenti unicamente in questo comune. Dieci furono i figli di Antonio e Maria D’Alessi, tra cui Giuseppe che gestiva il posto telefonico pubblico. Abitavano dietro il vecchio municipio che sorgeva nell’attuale Piazza Andreatti, in una casetta sulla sinistra, poco oltre l’imbocco di Via Pravato. Là c’era anche la rimessa del carro funebre pubblico. In tempo di guerra, anche i tedeschi venivano in questo posto per le loro comunicazioni, così pure i signorotti locali, quali gli Onesti, i Pellegrini, i Quaglia e i Panizza. In quell’edificio vennero al mondo i quattro figli di Giuseppe e Angela Pozzebon. Primogenita è Maria Tersilla che sposò Attilio Bellio. Secondogenito era Luigi Agostino Valter (1922-80), ma tutti lo chiamavano semplicemente Valter “Postìn”, mentre lui si firmava come Walter Augusto. Questi si unì nel 1950 con Pacifica Bavaresco da San Luca di Padernello, dalla quale aveva avuto la gioia di quattro eredi, tutti di sesso maschile. Terza era Antonia Francesca Carmela (1925), detta Antonietta, moglie di Guido Da Dalt. La più giovane è Edda (1930), andata sposa ad Aurelio Scarpa da Portogruaro. Mentre la moglie Angela gestiva il posto telefonico pubblico, Giuseppe Lepes aveva trovato lavoro all’Anonima Elettrica e poi alle Poste, con il compito di portalettere. Durante la Grande Guerra era tra i genieri, a riparare ponti e costruire fortificazioni nella zona di Bassano del Grappa. Il mestiere di postino se lo portò appresso fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1949. La zona a lui affidata era piuttosto ampia, Paese, Sovernigo e Padernello, ma aveva gambe ben allenate e, soprattutto, lo faceva volentieri, considerandolo più una missione che un mestiere. In tempo di guerra, le famiglie con figli al fronte attendevano ansiosamente notizie dai loro cari e quando passava qualche mamma gli chiedeva: “Bepi, c’è posta da mio figlio?”. Lui sentiva in ciò il peso della responsabilità e appena arrivava qualche lettera inforcava la bicicletta e correva a portare la corrispondenza a chi era in trepidazione. “Bepi, sailepes02 che mia moglie è incinta un’altra volta?!”, “Ah sì, bene, così ti faccio da compàre”, rispondeva. Dopo Giuseppe, il mestiere di portalettere fu raccolto dai figli Valter e Antonietta, ma pure Tersilla spesso aiutava il genitore a dividere la corrispondenza in base alla zona di destinazione. Valter spesso si recava in Jugoslavia a cacciare il cinghiale. Era persona benvoluta per il suo altruismo e lo spiccato lato umano, che rispecchiava l’inclinazione di suo padre. Era appassionato di motociclismo; lui stesso aveva partecipato a delle gare sportive con la sua “Morini 175”. Era stato anche uno dei fondatori e poi consigliere della Cassa Rurale di di Villorba. Era anche un benefattore del centro La nostra Famiglia, per conto del quale aveva offerto la sua professione di elettricista e molto del suo tempo libero. Tersilla è la primogenita di Giuseppe, persona eminente di Paese, insignita di varie onorificenze per il suo impegno nel sociale. È Cavaliere Ufficiale della Repubblica Italiana e Cavaliere Internazionale della Cristianità e della Pace. Con le nuove generazioni, i Lepes hanno formato vari nuclei familiari, ma sempre in Comune di Paese. La casetta della posta da tempo è stata abbattuta, ma il ricordo dei suoi abitanti rivive ancora nella memoria di tanti anziani di Paese e di Padernello.

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